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L’azienda agricola La Casa Heyoka, situata a 500 metri slm, adiacente il Parco Regionale di Piana Crixia, nelle Langhe Liguri, ha una estensione di circa 12 ettari.

La zona è prettamente collinare: le caratteristiche coltivazioni a fasce, tipiche dell’entroterra ligure, sono state abbandonate a partire dagli anni sessanta dello scorso secolo, e i boschi hanno pian piano ripreso possesso del territorio.
Non esistono nei dintorni coltivazioni intensive, né zone industriali, né autostrade.
Quando abbiamo deciso di vivere in questo posto, il bosco era arrivato fino alla casa, e queste piane erano frequentate solo da cercatori di tartufi e di funghi, oltre che da cacciatori, dato che l’estensione di boschi per chilometri ha reso favorevole la moltiplicazione dei selvatici: caprioli, cinghiali, daini, tassi, volpi, faine, poiane e falchi, e tutti gli animali del sottobosco hanno ripopolato velocemente la zona e sono piacevoli vicini di casa.

Ci siamo sempre considerati, più che proprietari, custodi di questo spazio: tutti gli interventi di costruzione e ristrutturazione dei fabbricati, e l’insediamento di animali, quali i cani, i cavalli, le api, hanno, naturalmente, avuto un impatto sul luogo.
Per quanto ci riguarda abbiamo sempre chiesto permesso, prima di entrare, e la magia di questo luogo è sempre stata essenziale, e un valore di vita irrinunciabile: la conservazione di questo valore fa da guida in ogni cosa agita.

Ci piace riportare una cosa scritta nel 2007:

Anno 2007.
Abbiamo la fortuna di abitare in un luogo particolare.
Queste colline, fino a trenta o quaranta anni fa, erano abitate ed intensamente lavorate.
Dove adesso sono boschi, erano vigneti terrazzati, lavoro di più generazioni, campi di cereali, frutteti.
Poi la Natura si è ripresa tutto; quando, ormai più di dodici anni fa, siamo venuti ad abitare in questa casa, eravamo noi gli intrusi: serpenti sui davanzali ma anche una grande varietà di fiori selvatici stavano a significare che bisognava chiedere il permesso per stabilirsi qui.
L’abbiamo chiesto come meglio sapevamo e siamo stati accolti.
Tuttavia da subito fu chiaro come questo posto fosse un luogo in cui e con cui sperimentare ed inventare forme e modi di vivere e di rapportarsi.
Abbiamo ben presto sentito l’esigenza di muoverci secondo i tempi che venivano suggeriti, a noi cittadini, nati e cresciuti in città, dal bosco, dallo stato del cielo e da ciò che stava succedendo, e spesso gli avvertimenti sono arrivati gridati con voce forte, data la nostra sordità.
Ci sentiamo -abbiamo accettato di essere- come custodi per questo luogo, almeno ancora per qualche tempo.
Ora ci sono api, ed il miele è da tempo una realtà, ma anche, ora che siamo disponibili ad ascoltare e guardare, le erbe e i fiori selvatici vengono incontro, e li stiamo trasformando in unguenti, tinture ed oleoliti, li stiamo essiccando per conservarli: in queste forme possono uscire ed essere condivisi.
Le superfici destinate alla coltivazione di erbe officinali e aromatiche sono fortemente aumentate: il bosco a poco a poco ci rende le vecchie piane una volta coltivate a vigneto.
Abbiamo ora un piccolo distillatore a corrente di vapore, e gli oli essenziali sono una nuova realtà dell’azienda.

L’anno scorso sono arrivate tre cavalle, una delle quali ha partorito in aprile; abbiamo costruito per loro grandi recinti nel bosco, così che possano essere libere di muoversi: il cavallo è il simbolo della spontaneità.
Certamente ci stanno fornendo ottimo letame per gli orti e i campi, ma ci porteranno anche a spasso per i boschi e le colline e, arrivate da pochi mesi, sono già parte della famiglia…

Quest’anno abbiamo organizzato un frutteto: cento e cinquanta piante da frutto tutte di antiche varietà, fra meli, peri, albicocchi, peschi e cotogni; una lamponaia iniziale di circa centoquaranta piante ed una sessantina di piantine di ribes ci assicureranno succhi e marmellate, e dal prossimo anno sicuramente la possibilità di portare i derivati dalla frutta, cioè succhi, marmellate, gelatine e mieliti, anche al di fuori dell’ambito del consumo personale e per gli ospiti.

Il progetto va avanti, si muove, si trasforma, abbandona i rami secchi e segue nuove strade, non diversamente da altre manifestazioni della vita.

Gli Heyoka sono i Sacri Buffoni, capi che siedono, nella Ruota di Medicina, ad Est, il luogo che determina.
Hanno come animale che rappresenta il loro potere il Coyote, l’Ingannatore, ma anche la Ghiandaia, l’uccello con tre voci.
Gli Heyoka condividono il loro sapere con le Azioni, spesso contrarie a quelle che la situazione sembrerebbe richiedere, ed in questo modo inducono l’Assurdo ed evocano lo Smascheramento della realtà nascosta.
Forse qualcuno si stava chiedendo cosa significasse questo nome.

Questo è parte di quel che stiamo facendo, insieme e grazie ad alcune persone: i nostri ringraziamenti e l’affetto di questo posto a chi ha portato una parte di quel che è.
Chiunque, leggendo queste righe, ne avesse voglia, può farsi vivo, chiedere, partecipare, portare la propria energia nella forma che più gli si addice.

Nove anni sono passati da queste parole, e direi che lo spirito che si respira continua a mantenere forti queste caratteristiche, anche se l’aspetto della forma, come è giusto sia, si trasforma e cresce.
Grazie.