18 settembre 2019 La frattura

Buongiorno. 

Arrivano parole di chi legge questo blog.
Una cara amica, in una bella lettera, fra l’altro dice: 

“Di quello che scrivi mi sta colpendo molto la vulnerabilità, il mostrare e offrire la propria fragilità fisica, il mettere a nudo il diminuire delle forze descrivendolo senza autocommiserazione, ma con spietata sincerità.   Il fatto che tu sia un uomo, rende tutto più prezioso.”


 …  

“Mi ha emozionato il racconto della farfalla, per la sua dolcezza e la capacità di immergersi nel presente, nel momento.   I racconti della toma portano in un mondo in parte lontano, ma me lo stanno rendendo più familiare: sto capendo di quale tipo di cerca si tratti, o meglio sto intuendo quale tipo di strumento l’ayahuasca sia per te, ora.   E intravvedo il movimento di portarlo agli altri.”   

…    

“Penso che i tuoi scritti possano dare molto, è un dono di cui ti ringrazio.”

 

Quando ho avuto l’idea di creare questo ponte che chiamiamo blog, non sono stato a chiedermi perchè lo facessi: sapevo che c’erano motivi per farlo, ma il sentimento che fluttuava intorno era buono, e così non mi sono posto troppe domande.
Tuttavia fra il nascere dell’idea e la sua concretizzazione sono passati alcuni giorni, in cui qualcuno si è preso carico delle cose tecniche, per me inarrivabili, e in quel lasso di tempo mi sono reso conto che esistevano anche alcuni motivi per non farlo.
Ma nella mia vita poche volte ho agito dopo aver soppesato pro e contro: l’istinto, o cosa per esso, è sempre stato il motore primo, salvo poi considerare, strada facendo, le reali ragioni.

Così, in effetti, era qualche giorno che stavo rigirando, fra me e me, pensieri: se stessi compiendo un’azione giusta, se questo raccontare non fosse un espormi eccessivo, per chi lo stessi facendo; sapevo che erano, appunto, pensieri, ma sentivo che la spinta a metter mano a questi diari, commentarli nell’oggi, e diffondere percorsi possibili non era diminuita per nulla: infatti scrivo.

I messaggi e le lettere ricevute mi portano però a considerare un poco più in profondità l’argomento.
Scrivo per me innanzitutto: già l’ho detto, ricapitolo.

Scrivo per la mia famiglia: ogni volta che ho preso una decisione importante, in questa fase della vita che forse un giorno non chiamerò più malattia, ho sempre e costantemente avuto attorno un cerchio caldo e accogliente, e non sempre le giornate sono state semplici.   È una buona cosa che io lasci tracce e fili di parole per spiegare azioni che non hanno mai avuto bisogno di chiarimenti: mi sembra di restituire.

Scrivo per il cerchio che ho intorno: l’intento che si è dispiegato strada facendo ha mosso molto nelle persone che da anni mi conoscono, perchè a volte l’esempio è il miglior modo di insegnare.

Queste parole verranno tuttavia lette anche da occhi che non ho mai visto.

Ho sempre condiviso: questo movimento, sin da giovane, si è ripetuto ogni volta che entravo in profondità in qualcosa che mi appassionava e cambiava la mia vita; ora mi sento allievo di me stesso, mi sto insegnando ad imparare.
Entrato in un percorso possibile, che ha a che fare con l’esplorare ed il prendersi cura di sè, lo sto condividendo.

In quanto al perchè in questo modo, ci sto lavorando, e certo ci tornerò sopra.
Al momento, è evidente che la forma in cui stanno uscendo dal computer queste pagine, cioè giorno per giorno e seguendo quel che va succedendo, è assonante con il guardare la vita non solo per come è ma anche per come si dispiega.

 

2 gennaio 2018.

Mai come ora vedo che non sono il mio corpo: il mio corpo, appunto, è mio, così come la mia mente, le mie emozioni ed il mio spirito, come dicono gli Anziani.
Io sono qualcosa di più di queste cose insieme, e per scoprirlo devo passare attraverso la porta della Magìa, il Luogo degli Antenati.
Per accedere a realtà che nel quotidiano risultano elusive, per percepirsi all’interno di queste e come in esse si è accolti, è necessario stabilire situazioni in cui il Dialogo Interiore si possa fermare.

Durante l’ayahuasca, la mente non si trasforma, resta consapevole, e tuttavia non può interferire: si ferma il dialogo interiore.
Fermare il dialogo interno è pratica presente, in diverse forme, in tutte le religioni, monoteiste o meno, nelle pratiche sciamaniche di ogni parte del mondo, in ogni tipo di meditazione, e proprio il fatto di star esplorando da decenni questo campo evidenzia la differenza sostanziale fra i rituali di ayahuasca ed il resto delle pratiche che ho conosciuto. 

Sotto ayahuasca si sperimenta cosa significhi avere la mente limpida, che non è avere pensieri chiari: la mente è limpida perchè innocente, non sta tramando nè portando pensieri, ed è in grado di ricevere con una modalità così vasta che non è possibile descrivere a parole, perchè queste sono frutto ed espressione del Tonal, mentre quel tipo di mente appartiene ad altra sfera.
Questo crea una frattura: nello stesso momento si percepisce con acutezza quel che avviene attorno,  e tuttavia agire non è una opzione; si vivono visioni con le quali è possibile interagire, e si è all’interno del sentimento; rendersi conto simultaneamente di tutto ciò, sperimentando la definita sensazione di non poter fare nulla per muovere il quadro, crea, dicevo, una frattura, perchè la percezione pare diventare multipla.

In tutto questo avvenire di cose che si sovrappongono per ore, il dialogo interiore è assente; Bianca ha verbalizzato, a Tena, di aver passato un paio di  settimane senza l’onnipresente cicaleccio mentale, e di essersene accorta quando era ripreso, stimolato dalle mene quotidiane.  

 

4 gennaio 2018.

Stanotte è successo qualcosa, ma non arrivo a definire.

Dopo tre ore di sonno pesante mi sveglio verso l’una, lucido e agitato, con una strana sensazione fisica, come se quelle correnti, quei formicolii che corrono lungo il mio corpo costantemente si fossero diffuse ovunque.   L’intero corpo era cosparso di una sorta di solletichìo, e ho preso a stirarmi, strofinarmi nel letto, e sono andato avanti così a lungo, prima di riaddormentarmi.

Al risveglio, non avevo alcun dolore, di nessun genere, per la prima volta da anni: ho provato gioia, ed è apparsa, se non una speranza, il barlume di una possibilità: nel sogno c’è una via di uscita.
Tuttavia poco dopo ho sentito il mostro arrivare da lontano, come un rumore, e crescere in breve tempo, fino a diventare la morsa dei momenti peggiori, e ho pensato che il corpo di sogno non ha dolori, e realizzato che ero andato altrove: il momento del rientro, come mai prima d’ora, è stato percepito con chiarezza.

Nonostante la morsa alla gamba e alla pancia, mi sono alzato di buon umore, ancora girava dentro la magìa, la meraviglia dell’aver finalmente visto il passaggio: non saprei come ritrovarlo, ma per ora è sufficiente questa sensazione di aver procurato alla mente la prova che esiste un altra dimensione, e sento che ciò sposta, dentro, gli equilibri.
C’è una sorta di soddisfazione nell’educare il proprio ego; voglio dire che la sua destrutturazione non ne  significa l’annientamento.

Questo genere di esperienze spostano gli equilibri interiori: come se fossimo più numerosi, qua dentro, a pensarla in certo modo, a voler seguire un intento, a desiderare un senso, toccare altre realtà, immergersi in sentimenti nuovi.
Si sta creando una maggioranza, per dare un’immagine.
Non sono più io che trasformo il mio pensiero, ma piuttosto più parti di me stanno andando verso una diversa direzione, creano, appunto, una tendenza, una possibile maggioranza.

Ora è sera, ed è stata una giornata di dolori esagerati e diffusi ovunque, come si fossero scatenate forze che stanotte sono state prese in giro ed ora vogliono ripristinare il dominio; tuttavia so cosa è successo, e desidero nella mia vita quel tipo di consapevolezza.

 

7 gennaio 2018.

Stasera ho deciso di non fare ayahuasca.
Anche ieri sera ho preso la stessa decisione, spostando al giorno dopo, e così oggi.
Non sto bene, ma soprattutto sento un grosso processo in atto: sono stupito da quanto sta succedendo e non ne vedo la direzione.

L’ultima toma è stata a capodanno, ed il mio corpo ha iniziato un peggioramento, cui è seguita una febbre   rimasta alta per i successivi quattro giorni.
In quei giorni il mio corpo è stato fonte di dolori come mai prima d’ora: a quelli soliti si è aggiunta una infiammazione data dal calore della febbre che ha coinvolto tutte le articolazioni; l’intestino dolente anche al solo respirare, lo stomaco stretto e la testa che continuava a pulsare tenevano inchiodata la mia attenzione; le ossa dolevano come se avessi preso una scarica di calci, era doloroso anche solo stare sdraiato.
Mi addormentavo secco alle nove, le dieci, sfinito, per svegliarmi alla mezza, all’una, sudato e lucido, con la voglia di sognare; invece il corpo prendeva a muoversi in modo compulsivo:  non riuscivo a farne a meno, e mi è venuto in mente Carlos, quando mi ha strofinato sulle gambe il succo di una pianta del suo giardino, e le gambe han cominciato a tremare e sussultare, e sono andate avanti ore, fino a riportarmi in un’onda di ayahuasca.    Rimasi stremato, 

Crollato di nuovo nel sonno, sognavo, e vedevo la soglia fra sonno e veglia, ed è sembrato un avvicinamento: stavo imparando ad entrare nel sogno.
Ho sempre avuto problemi a seguire i consigli che vengono dati riguardo al sognare ed alle varie tecniche che vi stanno intorno, perchè c’era qualcosa che non mi aderiva del tutto.
Sognare non è mai stata la mia storia; ora, invece, sembra che ne abbia bisogno.

 

Dicono gli Anziani: quando hai bisogno di qualcosa, chiedi a te stesso.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2019-10-14T13:20:53+00:00settembre 18th, 2019|Blog|0 Comments

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