19 dicembre 2019   Attraversando guarigioni

Buongiorno.

Sono stato da Ennio, il mio amico medico omeopata, e gli ho raccontato gli ultimi mesi.
Gli ho detto dei miglioramenti, delle trasformazioni, degli esami andati bene, e delle cose che invece non si muovono, che non cambiano.
Il tumore sembra non apparire, dopo quasi due anni dall’ operazione il tessuto è pulito, gli organi stanno bene: il corpo sembra volersi riscuotere, dopo questo tempo a riprendersi dai colpi.
La fibromialgia sta cambiando i suoi ritmi, c’è indubbiamente un’inversione di tendenza, e per il momento assomiglia a un miglioramento.
In generale il corpo ha assunto un atteggiamento attento alla pulizia, e anche la mente, e lo spirito soffre in situazioni che in altri tempi l’avrebbero invogliato ad immergersi.
Con Ennio facciamo sempre discorsi un po’ particolari, e ieri in una delle sue divagazioni mi ha spiegato che un bimbo piccolo, un neonato, pur se sottoposto alle peggiori schifezze, si ammalerà, ma non svilupperà cellule cancerogene: questo processo può avvenire solo oltre una soglia di crescita.
Ciò significa anche che, una volta entrati nel meccanismo, una volta impazzita la prima cellula, ‘perdi la verginità’, per dirla con le sue parole.
Questa fase in cui si entra è quella che caratterizza ciò che accomuna i malati di tumore: è una cosa specifica e sottile, a volte evidente come un colore attorno, si sente sul diaframma.
E’ necessario recuperare le difese di un tempo, modi specifici di proteggersi via via abbandonati in favore di altri: la ricapitolazione comprende anche l’andare oltre a quanto successo per toccare il come si era.

Ma non è l’unica cosa da fare: non mi interessa più capire perchè sono in questa situazione, dato che saperlo non mi aiuterebbe.
Ogni cosa, se non ha ragione di esistere, non esiste; un tumore appare perchè ha una sua ragion d’essere, frutto di molteplici cause, e già si fa gran fatica a capirci qualcosa, ammesso di poter arrivare ad un unico perchè; ma mi rendo conto che in questi anni sto compiendo, in fondo senza troppa consapevolezza, azioni interiori e verso gli altri che tendono a eliminare, man mano che appaiono, le ragioni per cui una così palese deviazione dall’origine si sia manifestata.
Come se fosse creare una situazione in cui il tumore non abbia più motivo di tornare, così come una volta non aveva ragion d’essere.
Seguire questo sentiero è camminare verso l’Astratto, attraversando Guarigioni.

Il punto sembra dunque individuare e neutralizzare, o trasformare: sembra il dover tornare in qualche modo allo stato precedente per creare da lì, un futuro diverso, più allineato, nell’adesso.
Sembra si debbano ricordare alcune cose, alcuni valori persi per strada.
C’è da ricordare il sacro, perchè l’abbiamo conosciuto.
Tocca cercare ponti.

Ennio si appoggia allo schienale della poltrona, solleva gli occhialini sulla fronte e mi guarda di sbieco, in un fermo immagine di Doc, in Ritorno al Futuro.
Si sofferma qualche istante come se pensasse alle conseguenze di quel che sta per dire e poi, in dialetto e con una leggera alzata di spalle, entrambe napoletane, mi dice che a lui, tutto ciò che sto dicendo pare una cosa buona, che quel che sto facendo con le Erbe Sacre sembra stia funzionando, e che non vede motivo per intromettercisi con rimedi omeopatici di profondità.
Da buon omeopata, si basa sul fatto che le cose agiscono, e interferiscono fra loro, e che somministrare quindi due rimedi forti, che si manifestano anche in tempi lunghi, vada a complicare un quadro già di per sè non semplice.
Non posso che essere d’accordo con lui, tuttavia fra me ed Ennio c’è la differenza che io sto usando le Piante Sacre e lui non le ha ancora provate.

Dopo decenni di sole medicine naturali, omeopatia, agopuntura, manualità varie, dopo anni di pulizia con ayahuasca, kambo, erbe sacre, il mio corpo è abituato a sentire sottile, e io sento che l’ayahuasca, con il suo corteo di erbe, cerimonie, abitudini, visioni, vada oltre le cure, che sia un ponte di natura concreta.
Non è che l’ayahuasca sia una cura migliore di altre: è qualcosa che lavora parallelamente alla guarigione per come la si intende di solito.
Apre il concetto di guarigione, si muove ad un altro livello.

Ennio è incuriosito assai: è medico nel profondo.
Un paio di volte abbiamo lanciato fra noi l’idea che venga in foresta con me, e credo che il seme sia gettato.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano. 

By |2019-12-25T15:06:00+00:00dicembre 21st, 2019|Blog|1 Comment

About the Author:

One Comment

  1. Patricia Zuloeta dicembre 24, 2019 at 6:13 am - Reply

    Io sono profondamente emozionata di tutto ciò… dei risultati, della ricerca, della condivisione… e del seme che questo percorso di guarigione getta inevitalmente in chi ne viene a contatto… muove cose profonde… sta ad ognuno di noi che forma vogliamo dare… sono profondamente grata…

Leave A Comment