20 settembre 2019 Con gli sciamani non si può mai essere sicuri di nulla

Buongiorno.

Oggi vi passo ancora immagini, in quest’ora prima dell’alba: il cielo ha una luminescenza rosa, promessa di una giornata serena, e mi godo un progressivo e lento apparire della luce.
In foresta, all’equatore, i passaggi fra luce e buio sono più rapidi, e a volte appaiono improvvisi.

 

22 gennaio 2018.

Proprio vero: con gli sciamani non si può mai essere sicuri di nulla.

Niente ayahuasca, ieri sera, ma una lezione articolata e sottile: Carlos intravede una fessura, con eleganza e semplicità inserisce un cuneo e questo fa sì che tu lo spinga in profondità da solo.

Ha preso ayahuasca al posto mio, o meglio, anche per me: era reduce da una notte di ayahuasca con un gruppo di colombiani, qui a Tena per cuocere la liana e portare il decotto in Colombia.   Pare che qui ci sia la migliore ayahuasca del sudamerica, ed in effetti ho già visto peruani e colombiani venire da queste parti.
Del resto, è stravagante che, con le migliaia di luoghi in cui avrei potuto andare, visto che nulla sapevo, sia capitato proprio a Tena, e proprio da Carlos: ma ormai da tempo ho smesso di stupirmi di queste cosiddette coincidenze, e cerco, come posso, di rendere loro onore.   È per questo, anche, che sono tornato qui, invece di andare in cerca altrove.

Insomma, ieri sera ho visto uno sciamano che ha fatto un lavoro su di sè, e sono contento di averlo capito mentre succedeva, di essere riuscito ad entrare, e a sentirne gli effetti, perchè è successo che mentre lui lavorava, suonava, fischiava e cantava, e limpiava se stesso, si espandeva qualcosa, nella caverna, una sorta di pulviscolo invisibile ma percettibile sulla pelle, e leggere tracce di ayahuasca volteggiavano nell’aria, ed agivano sottilmente, quasi dose omeopatica.
Davanti a lui, a pochi metri di distanza, nel buio della grotta, a occhi chiusi vedevo tracce di luci, come quelle dei primi momenti dopo l’assunzione, leggere, come le onde che salivano la testa, e uno sparire delle sensazioni fisiche: il silenzio interiore.
Qualcosa in me ha capito quel che Carlos stava facendo, ed è arrivata, benvenuta, la familiare chiarezza che la liana dona: sono rimasto stupito e meravigliato.
Ero grato di quel che stavo vivendo, davvero: sono scivolato in uno stato di benessere che riconoscevo.
Poi, la limpia a me, il familiare profumo di rosa, i suoni conosciuti, l’ipersensibilità che ne deriva: c’era nell’aria meno magìa di quanto ricordassi, molto più pragmatismo, ed anche di questo sono stato grato, perchè avevo bisogno di ritrovare un’atmosfera.

Dopo la preghiera iniziale, Carlos ha preso la sua dose, ed il passato diceva che, subito dopo, l’avrebbe data a me, ma così non è successo: senza spiegare nulla, ha proseguito il suo lavoro.
Un lieve sussulto dell’ego ha preso nota di quanto stava, o meglio, di quanto non stava accadendo, e la domanda ‘perchè’ è apparsa per una frazione di secondo, subito sommersa dalla bellezza che avevo davanti.
È apparsa la fiducia, e mi ha preso per mano.
Eppure, in quel tempo sospeso, il cuore ha avuto modo di muoversi, a battere forte, poi si è fermato più volte, come un tempo accadeva, e a seguire è entrato un ritmo sconnesso, con il panico che stringeva le viscere, prima di lasciare il campo alla tranquillità.
Il Mistero si è rivelato: qualcosa si stava prendendo cura di me.

Un esploratore riporta sempre alla tribù quel che nei suoi spostamenti trova: vorrei condividere la bellezza che vedo qui, non quella dei paesaggi, o della foresta, ma il senso della vita e del mistero che l’ayahuasca dona, la condivisione di conoscenza silenziosa con Carlos, tramite della liana, il suo modo di vedere ed agire, il senso pratico, la sobrietà; la possibilità di una via di guarigione, in una caverna sacra kichwa.

Che Bellezza sia sempre attorno.

Adriano.

By |2019-10-14T13:21:04+00:00settembre 20th, 2019|Blog|0 Comments

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