25 agosto 2019 Coyote non dorme – Il primo incontro con Carlos

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Buongiorno. 

Oggi vorrei condividere un’immagine per orientare chi legge, ed anche me stesso, riguardo a dove vada questo blog.

C’è diversità fra scrivere un libro e condividere qualcosa che sta avvenendo: nel primo caso lo scritto è già dentro a chi scrive, nel secondo la vita fluisce mentre le parole si formano, mentre si fissano frasi e capitoli che non verranno modificati e che vengono lasciati andare una volta scritti: è come camminare con una benda sugli occhi.

Il fatto che abbia, un anno fa, rifiutato le cure assegnatemi dopo l’asportazione di un tumore ha certamente molti significati, il più profondo dei quali è che l’eterno non volermi affidare, specie di fronte a momenti futuri che non avevo nessuna intenzione di vivere, si è sciolto in uno scegliere di fidarsi di qualcuno che risuonava con il canto del mio vissuto: la Voce Familiare cantava insieme a un’Altra Voce.

In questo sciogliersi si è rafforzata l’assunzione di responsabilità, perchè fidarsi non è affidarsi: mi fido per comprendere, o per annusare sentieri che da solo non vedo.

Nel volgere di tre anni mi sono ritrovato a vivere con una sclerosi progressiva e con un tumore: il futuro cambia, e così i valori, lo sguardo, l’atmosfera interiore.

Prendersi cura di sè assume un altro significato: si vanno mostrando la vastità e la complessità del vivere, e l’infinità dei legami, effetti e relazioni con il mondo, la sinfonia di scambi e reciproche influenze, e a volte la mente si smarrisce di fronte a tanto.

Così l’immagine del terapista di me stesso, apparsa due anni addietro, è diventata più forte e meno solitaria, e al contempo l’unica percorribile.

Ognuno deve comprendere cosa significhi assumersi la responsabilità della propria vita di fronte all’ignoto.

Cos’è una ricapitolazione se non il rivivere il già vissuto, andando oltre a quanto già visto?

Ci si dirige verso il limite della non-pietà, ma certo si attua un ampliamento.

L’esploratore torna sui propri passi per verificare cosa sia mutato, tuttavia molte immagini si affiancheranno alle antiche, e le modificheranno, o almeno porranno un termine ‘altro’ al possibile.

L’immagine di sé, una volta modificata, deve ancora ricompattarsi, raggiungersi completamente, mentre già alcune parti sono proiettate nell’avvenire: è una danza, e abbiamo da scegliere fra partecipare e stare a guardare, e ognuna di queste due fasi è determinante e necessaria.

Sceglieremo di danzare, questa volta, e andiamo in foresta.

 

10 ottobre 2017.

Sto bene, qui.   Arrivato stanotte, non sono ancora uscito dalla stanza del lodge preso al volo, stanchi e provati dal viaggio, e tuttavia sto bene, sono contento di essere qui.

Affiorano ricordi dell’India, c’è qualcosa di simile nell’aria, e ne andrò alla cerca.

La discesa da Quito si è svolta come in sogno: pioveva, faceva freddo ed il viaggio è stato un susseguirsi di immagini che apparivano rapidamente nel buio, paesaggi che cambiavano, e così la temperatura e lo stato delle strade, come diapositive proiettate in successione; è stato un sollievo scendere nella foresta.

Le stelle sono diverse, quaggiù, e anche la luna è più grande, e per tutta la notte hanno cantato uccelli mai sentiti.

Il mio corpo non sta bene, risente del viaggio, ma si sta rilassando, si sente a casa.

Inizio a organizzare i pensieri rispetto all’ayahuasca, i sentimenti legati a questa cerca si stanno chiarendo: se penso a come, finora, si sono svolti i rapporti fra noi, devo dire che la liana ha risposto velocemente alle mie chiamate; ora sono qua, aumenteranno i messaggi, certo anche quelli ingannatori.

Stanotte mi sono visto nell’Amazzonia, ed è stato grande.

Ho percepito questa immensa foresta attorno, e la quantità di acqua e di vita che c’è e che scorre e si muove e ha un’anima.

Desidero immergermi in un fiume, e farlo ogni giorno: mi sembra che questa Grande Cosa che mi trovo attorno possa, solo per la sua immensità, pulirmi da scaglie inutili.

Desidero entrarvi in contatto lasciando che mi impregni: mi sembra cosa buona.

Si stanno diradando gli obiettivi, e viene affiorando un intento.

È pomeriggio, e sono solo: ho detto ai ragazzi che avevo bisogno di riposare, ed è vero.

Stamani abbiamo avuto un primo approccio con la foresta; qui in città c’è un parque amazonico fra i due fiumi che a Tena si uniscono, cioè a dire un lembo della foresta che arriva alle porte della città è stato dichiarato protetto e gli è stato dato il nome di parco; abbiamo passeggiato fra le piante e lungo il fiume e io sono entrato con i piedi nella corrente: ne avevo bisogno.

Ci siamo meravigliati per le piante, le foglie, i fiori ed i frutti, e le farfalle: ne abbiamo vista una che per i nostri standard era enorme; e poi le formiche che tagliano le foglie e le trasportano a pezzi, le orme del tapiro, pesci con membrane strane che li fan sembrare una via di mezzo con le meduse; ci siamo detti che se il parco era così chissà la foresta nel suo fitto, come doveva essere.

Ma oggi pomeriggio sto male, il mio corpo forse ha accusato il colpo del viaggio, o forse è questa temperatura, fatto sta che non riesco a camminare, e ho forti dolori.

Tuttavia dicevo stamani dei miei discorsi con l’ayahuasca; ebbene, oggi, il disegno pare continuare: fra i vari hostal trovati sulla guida, ho insistito per uno, La Casa Blanca, convinto che fosse sul fiume, e, qui arrivati, ci siamo infilati in questo senza provare oltre, buono per una notte, ma non quel che volevo.

Salta fuori invece che il proprietario è guida, e pare uno dei più grossi esperti di serpenti dell’Ecuador: facendo due chiacchiere, e parlando dell’ayahuasca, perchè l’essere diretti sta pagando, si è rivelato amico di uno sciamano che abita nella foresta e che lavora con la liana, non solo, che anche lui stesso la prende e che, se lo si desidera, si possono passare due giorni nella foresta a raccoglierla e prepararla e poi agire il rituale.

È più di quanto mi aspettassi, finire per caso in un lodge e trovare tutto ciò.

Come in Italia lo scorso mese, alla chiamata l’ayahuasca sta rispondendo rapida, e si propone.

Ma Coyote non dorme: poco fa arriva la notizia che la sorella dello sciamano è morta, e che quindi lui è partito per Coca, e non si sa quando torna.

 

Giusto un anno fa ero in Texas, alla cerca di un alleato.

Un mese e mezzo prima, il 4 luglio, ero stato operato per un’ernia inguinale, stavolta a destra, e per l’asportazione di un tumore, in contemporanea.

Avrei dovuto essere in foresta nell’aprile, ma l’improvviso manifestarsi, in quel mese, della necessità urgente di un’operazione, per ben due motivi, aveva fatto saltare i programmi.

Ma in agosto ero in Texas, con Bianca, alla cerca di una rana bicolore che possiede un potere: avevo bisogno di un alleato.

Andammo alla fonte più a monte che potemmo scovare, e sul cammino apparve Peter, che da trent’anni lavorava con la rana, e che l’aveva addirittura portata in Italia, all’Università di Roma, da Erspamer, che l’aveva giudicata unfantastico cocktail chimico con potenziali applicazioni mediche, senza pari in nessun altro anfibio”.

E’ dunque un anno che introduco nel mio corpo una sostanza nella quale, come per l’ayahuasca, riconosco uno spirito, un’intelligenza.

Mi sono avvicinato con un balzo alla visione indigena, che vede gli spiriti nelle cose, e lo spirito in ogni cosa: io preferisco, perchè non sono indigeno e perchè mi sento più a mio agio con questa parola, definire un’intelligenza, con la quale è possibile dialogare, che ha un suo caratteristico modo di arrivare, di avvolgere, che ha un’azione al contempo riconoscibile e imprevedibile.

Queste certezze derivano dal corpo: è stato attraverso il corpo che sono entrate sottopelle e man mano hanno raggiunto il centro della consapevolezza; la mente sta continuando a opporre una giusta resistenza, arretrando quando può per non perdere del tutto il controllo.

Tuttavia troppe volte, in questi due anni, mi sono arreso all’evidenza che quel cui stavo di fronte era vero, anche se la mente non può tuttora inserirlo in questa categoria, ed è questo il motivo, o meglio, il processo che ha causato il balzo.

Mettersi in situazioni senza paracadute a volte appare la scelta migliore.

Il primo incontro con Carlos.

11 ottobre 2017.

Oggi è un giorno particolare.

Da stamani, senza soluzione di continuità, si sono susseguiti momenti fra loro diametralmente opposti, di stato d’animo, cose possibili che diventano impossibili e viceversa, senso di inutilità e azione nel giro di poco tempo.

Carlos mi piace, e così sua moglie; lui è lo sciamano collega dell’amico di Gary, ed è venuto dalla selva per conoscerci.

Ha occhi liquidi e neri, pelle scura, parla a voce bassa e sua moglie non parla per nulla, solo sorride e annuisce, a volte.

Siamo stati seduti nella cucina comune, banalmente, ma nessuna persona e nessun rumore hanno disturbato la conversazione, e c’era un silenzio attorno che si faceva notare.

Gary e Bianca facevano da interprete, e Oscar si è assunto il carico di domande poco sacre, per esempio per il suo compenso o per come e a che ora ci si trova e via dicendo.   

Bianca e Oscar sono emozionati, e hanno tenuto lo spazio bene, con naturalezza e dignità.

Non si fidava, lo sciamano, si vedeva dagli occhi, o almeno pensava che fossimo turisti in cerca di emozioni, e Gary, che non lo conosceva personalmente, è stato bravo a tener alta l’energia.

Eravamo un bel gruppo, una bella intesa: buona onda, direbbero i ragazzi.

E’ successo tutto così, con tempi veloci che non diresti, a guardare come si svolge il tempo qui, nella foresta; ma pare che le decisioni siano rapide, per tutti.

Andremo in una grotta, stanotte, e farà freddo, dice Carlos, portatevi le coperte, cosi Bianca e Oscar sono andati in città, a comprare acqua e tre coperte.

Io ho preferito stare qui, non riesco a camminare ancora bene, e ho lasciato che loro scegliessero per me.

Sto portando mia figlia in una grotta nella foresta ecuadoriana, a prendere un allucinogeno dalle mani di uno sconosciuto: la sto conducendo in un percorso mio, al quale le ho chiesto di partecipare, iniziandola a qualcosa che neppure io conosco bene.

Forse non è solo un viaggio di guarigione, perchè in questo momento non so bene da cosa dovrei guarire, e quindi mi chiedo in che direzione muovermi, annusare, quali segnali seguire.

Si aprono e si chiudono finestre ogni giorno, vedo futuri possibili come filmati che entrano nello spazio visuale e ne escono, lasciando tracce leggere; lascio che la foresta entri, e spero sia gentile.

I momenti prima di una azione sono la parte che preferisco: sono allerta, agitato, ma mi piace, certo  preoccupato del corpo, che regga; commosso da mia figlia, dalle donne, che stasera, a casa, suoneranno il tamburo per noi.    Nessun altro sa, per il momento, desidero protezione.

Ci sono un paio di ore, prima di andare, e giusto fuori dalla finestra, un uccello continua a emettere un canto che sembra proprio quello dei nostri falchi, quando sono alti, in volo: fa impressione, perchè certo non è un rapace, ed è piccolo, anche se ha la voce grossa, e ancora non l’avevo sentito.

Pare un saluto, e non capisco se benevolo, ma ormai le cose sono in movimento, dentro e fuori.

 

Perchè sto raccontando queste cose, mi è stato chiesto qualche giorno fa.

Non ricordo cosa risposi perchè erano opzioni della mente; ora credo di scrivere perchè ci sta, fa parte di quanto sta succedendo, una serie cioè di movimenti senza ancora una chiave di lettura, di avvenimenti chiave non eludibili: una sorta di deriva in cui sento la corrente farsi più forte ma anche che la mano si adatta, e intuisco le rapide, perchè l’occhio non vede.

Il mio corpo, per quanto faccia, non pare orientato a guarire: sono in una fase della storia con la mia malattia in cui ho raggiunto un cambiamento di prospettiva, e sembra instaurato un dialogo.

Più che una tregua mi sta dando altri strumenti, non si mostra solo distruttiva, o meglio, distruggendo ha eliminato anche cose non assonanti, e questo sta mostrando nuove forze, e capacità che non conoscevo.   

Mi sorprendo ad essere sorpreso di poterle usare.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

 

By |2019-09-13T10:05:57+00:00settembre 4th, 2019|Blog|0 Comments

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