Come Nonno Peyote arrivò agli Indiani – I° parte

Buongiorno.

La Cerca della Visione è certamente un punto focale delle culture ancestrali.

Non c’era mediazione fra l’individuo ed il sacro: i nativi non amavano parlare di cose religiose, perchè ritenevano che ciascuno avesse il proprio privato modo di comunicare con l’Astratto, e così i mediatori, i preti, per come li intendiamo nella nostra cultura, non avevano senso.

Chi si avrebbe osato intromettersi fra il singolo ed il Grande Spirito?

E chi avrebbe permesso che qualcuno si intromettesse fra sè ed il Mistero?

Il fatto che un uomo, o una donna, avessero scelto di seguire un percorso di conoscenza era una faccenda privata con il Wakan, non diversa da quella di chiunque, così come personale era la scelta riguardo a come usare questo tipo di conoscenza.

I Rituali erano momenti di esperienza particolari in una quotidianità in cui ritualizzare le azioni era pratica comune e condivisa: lo straordinario nell’ordinario.

Riparleremo delle Piante Sacre, e del loro collocarsi nella Ruota di Medicina.

Ora vi lascio alla favola Comanche, tratta da ‘Miti e leggende degli Indiani d’America’, di R.Erdoes e A.Ortiz.

COME NONNO PEYOTE ARRIVO’ AGLI INDIANI. Prima parte.

Questo è il modo in cui Nonno Peyote arrivò al Popolo.

Molto tempo fa, prima dell’arrivo dell’uomo bianco, c’era una tribù che viveva lontano, in una regione di deserti e altopiani rocciosi.

Questa gente soffriva di una malattia per cui molti di loro stavano morendo.

Una notte una vecchia sognò che avrebbe trovato una pianta per salvare il suo popolo.

La donna era vecchia e debole, ma, portando con sè la nipotina, andò alla ricerca di una visione per apprendere come trovare quell’erba sacra.

Le due donne partirono, e si allontanarono dall’accampamento tanto che alla fine si persero, e così, arrivate sulla cima di una collina solitaria, la nonna costruì un riparo di frasche per sè e per la bimba.

Senza acqua nè cibo erano davvero deboli, e quando cadde la notte, non sapendo cosa fare, si raggomitolarono una accanto all’altra.

All’improvviso sentirono il batter d’ali di un enorme uccello: un’aquila volava da est a ovest.

La vecchia alzò le braccia e indirizzò una preghiera all’aquila affinchè le donasse saggezza e forza.

Verso il mattino le due donne videro la figura di un uomo ondeggiare nell’aria, e si udì una voce:

“Tu vuoi acqua e cibo e non sai dove trovarli. Ho una magìa da darti, e ti aiuterò”.

L’uomo indicava un punto sul terreno poco distante da dove le donne erano sedute: la nonna guardò e vide una pianta di peyote, un grande Nonno Peyote che aveva sedici segmenti.

Non sapeva cosa fosse, ma prese il coltello d’osso e tagliò via la parte verde e ne uscì il succo del peyote, l’acqua della vita.

La nonna e la nipotina ne bevvero e si sentirono rinvigorite.

Il sole tramontò ancora ed arrivò la seconda notte. La vecchia pregava lo spirito e la figura dell’uomo apparve ancora, librandosi sopra di lei come prima, e ancora si udì una voce: “Tu sei persa, ora, ma troverai ancora la tua gente e la salverai, dopo che il sole sarà sorto per altre due volte”.

La nonna mangiò un poco di quella Medicina e ne diede un poco anche alla bimba, e per mezzo di quella pianta un potere entrò in loro, donando conoscenza, comprensione ed una sacra visione.

Sperimentando questo nuovo potere, la nonna e la nipotina rimasero sveglie tutta la notte, tuttavia al mattino, quando il sole sorse e brillò sulla sacca del peyote, la vecchia, sentendosi forte, disse: “Nipote, preghiamo con questa nuova erba: non ha bocca, ma mi sta dicendo molte cose”.

Durante la terza notte lo spirito tornò ed insegnò alla vecchia come mostrare al popolo il modo appropriato di usare la Medicina, ma al mattino lei si chiese: “Questa sola pianta non può salvare tutto il mio popolo: come posso trovarne altre?”

Udì subito molte piccole voci che gridavano: “Quassù, vieni quassù, io sono una da raccogliere!”

Erano le piante di peyote che la guidavano ai loro luoghi nascosti fra i cespugli e le crepe della roccia.

Così le due donne raccolsero le piante e ne riempirono la sacca di pella che avevano con loro.

Al cader della notte ancora una volta videro l’uomo-spirito che si stagliava contro il sole calante: stava indicando la via che le avrebbe riportate rapidamente all’accampamento, e benchè non avessero toccato cibo da giorni, la sacra Medicina aveva dato loro coraggio e determinazione.

Quando arrivarono al villaggio…

Vedremo la prossima volta cosa andrà a succedere al villaggio.

Grazie per il vostro tempo, che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2022-02-25T17:46:00+00:00febbraio 25th, 2022|Favole attorno al fuoco|0 Comments

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