Come Nonno Peyote arrivò agli Indiani – II° parte

Buongiorno.

Iniziamo subito con la seconda parte della favola: aggiungerò qualche parola in fondo.

Buona lettura.

Quando arrivarono al villaggio i parenti furono felici di rivederle, ma tutti erano malati e molti stavano morendo.

La vecchia disse: “Vi ho portato una Sacra Medicina che vi aiuterà”.

Poi mostrò loro come usare l’Erba Sacra: lo spirito le aveva insegnato il rituale e la Medicina le aveva dato la conoscenza di tutto il potere della mente che in esso è contenuta.

Seguendo le sue disposizioni, fu alzata una tenda e acceso un fuoco.

A quei tempi non c’era un capo che guidasse, e la gente doveva imparare dal nulla, passo dopo passo, come eseguire le cerimonie.

Tutti, uomini, donne e bambini mangiarono quattro punte della pianta; un lattante ricevette il potere del peyote attraverso il latte materno: stava succhiandosi la mano e iniziò a scuoterla come un sonaglio di zucca. Un uomo, seduto all’ingresso della tenda, al solo guardare il bimbo ricevette l’ispirazione per una canzone.

Un altro prese un sonaglio di pelle e cominciò a scuoterlo: le piccole pietre all’interno del sonaglio erano la voce di Nonno Peyote, e tutti compresero quel che stava dicendo.

Un altro uomo afferrò un tamburo e iniziò a batterlo, seguendo il tempo del canto e della voce che proveniva dal sonaglio, ma il tamburo non aveva voce potente.

Una donna sentì lo spirito dirle di cercare il fusto della pianta del cotone, e dopo che il sole si fu levato, tutti la seguirono mentre si incamminava ad ovest, guidata da Nonno Peyote.

Videro uno scoiattolo saltar fuori dal buco di un tronco secco, e compresero che quello era l’albero indicato: lo abbatterono e lo svuotarono, per farne un tamburo, e lo lavarono alla sorgente.

Sulla via del ritorno, un uomo sentì qualcosa dirgli di raccogliere cinque pietre rotonde, e di coprire il tamburo con una pelle di alce conciata: usò le pietre per creare sporgenze attorno al tamburo, sì da poter fissare la pelle, e quando lo suonò venne una buona voce, come se uno spirito se ne fosse impossessato.

Quando venne la notte, la gente accese un fuoco nella tenda e prese di nuovo la Medicina.

Molti, guardando il fuoco, ebbero a vedere delle forme, ma un uomo ebbe una visione nella quale gli fu detto di chiedere dell’acqua: la vecchia portò una sacca di pelle con dell’acqua fresca e tutti bevvero e facendo ciò furono posseduti. Vedendo questo, l’uomo che stava curando il fuoco dispose i tizzoni ardenti a forma di uccello acquatico, e da allora esso divenne il simbolo principale del Peyote.

Intorno al fuoco quell’uomo fece anche una mezzaluna con la terra, e con un dito tracciò un solco lungo il bordo, formando così una strada, la Strada della Vita.

Disse che chiunque possieda il dono wacankiyapi, che significa provare amore e affetto per la gente, dovrebbe sedere proprio là, e da quel giorno in poi, chi dirige una cerimonia del Peyote è denominato ‘colui che indica la via’.

È in questo modo che il popolo ebbe il primo altare per la prima cerimonia; dopo che ebbero bevuto l’acqua, ringraziarono, osservarono la forma del Sacro Uccello Acquatico nel Fuoco, pregarono le Quattro Direzioni e qualcuno sparse rami di Cedro sulle braci.

Ora il popolo aveva tutto ciò di cui necessitava: la Sacra Erba, il Tamburo, la Zucca, il Fuoco, l’Acqua ed il Cedro: da allora impararono a conoscere se stessi.

Questo popolo era la nazione Comanche, e da essa il culto dell’Erba Sacra si diffuse a tutte le tribù.

E qui finisce questo mito relativo all’arrivo del Peyote all’umanità.

In ogni cultura ancestrale si trovano favole e miti che raccontano di come sono andate le cose nei tempi antichi, su fino alla creazione del mondo: ogni popolo, ogni individuo, tutti noi siamo cresciuti fra miti ed racconti che spiegavano come mai e perchè esistesse questo mondo, e noi su di esso.

Ogni epoca ha la sua morale, la sua etica, i suoi prodigi e i suoi misteri.

Ogni epoca e ogni cultura hanno poi i loro valori e spesso anche il modo di difenderli, o continuarli.

C’è un tempo indefinito, nelle favole native, in cui si parla del passaggio da uno stato in cui uomini ed animali parlavano la stessa lingua, e convivevano, ad un altro in cui era terminata la transizione allo stato attuale.

È un tempo particolare, in cui le cose avvengono per un motivo superiore, e affiorano grandi spazi in cui la magìa è nel quotidiano, ed ogni cosa è possibile: la favola non era ancora in un altro mondo.

In ogni cultura ancestrale si trovano miti e favole che riguardano le conoscenze antiche, e ne abbiamo appena letta una.

Un’altra pianta sacra è l’ayahuasca: in foresta è lo Spirito Madre, correlata al Peyote, considerato Spirito Padre, e vissuta anch’essa come un’entità con la quale è possibile stabilire un dialogo.

Ora, siccome l’ayahuasca, composta da due piante, ciascuna contenente una sostanza sinergica all’altra, così da attivare il processo fisiologico, che già possediamo, relato alla DMT e alla ghiandola pineale, siccome questa sostanza è stata rinvenuta in siti datati millenni, e dato che ci sono milioni di piante diverse, in amazzonia, e che quindi parlare di esperienze tramandate risulta arduo, per comprendere questo tipo di conoscenza non resta che prendere in considerazione che, ad un certo punto della vita umana su questo pianeta ci sia stato un salto, un pensiero magico, che abbia permesso, fra l’altro, una conoscenza così specifica e mirata.

Si forma l’immagine di una intelligenza, e in fondo non importa come si sia presentata, che ha emanato un dono, un tramite per non perdere il contatto con una umanità che stava imboccando un’altra strada, e tenere aperto un ponte.

I Nativi parlano di Spirito dell’Ayahuasca, come del resto si parla di Spirito del Peyote: siccome questa entità viene chiaramente sperimentata nella toma, non c’è bisogno di astrazioni su chi o cosa sia, perchè la conoscenza deriva dalla sperimentazione.

Stesso sapore hanno le favole che parlano di Donna Bufalo Bianco, ad esempio, che vedremo fra qualche giorno, che danno indicazioni, tracce per considerare il rapporto fra maschile e femminile.

Nella Ruota di Medicina le Piante siedono ad Ovest, e nella Ruota delle Piante a Nord sono i Fiori, a Sud le Erbe, ad Ovest le Aromatiche e le Fruttifere, ad Est gli Alberi; le Piante di Potere siedono al Centro.

Per oggi mi fermo qui.

Grazie del vostro tempo.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2022-02-25T17:48:56+00:00febbraio 25th, 2022|Favole attorno al fuoco|0 Comments

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