Gli occhi di Coyote – II°

Buongiorno.

Ecco qui la seconda parte dell’avventura di Coyote.

Chi conosce il simbolismo dei nativi può leggere le favole a diversi livelli, anche se questa è caratteristica di ogni favola, o almeno dovrebbe.

Siamo tuttavia abituati a cercarvi la ‘morale’, il senso, o ciò che l’autore avrebbe voluto comunicare: parlando di narrativa nativa, e non solo per quel che riguarda il nordamerica, perchè vedremo anche favole di culture ancestrali ‘altre’, parlar di morale è fuori luogo.

Si tratta piuttosto di una visione del mondo che viene tramandata: la Ruota di Medicina, anche se non menzionata, è sempre presente.

Gli Occhi sono uno strumento sacro: la narrazione ancestrale parla di Dieci Occhi, ognuno con una specificità funzionale, ed una collocazione nel corpo fisico.

Anche considerando solamente gli occhi che vediamo guardandoci allo specchio, e con i quali crediamo di vedere tutta la realtà, fra i due ci sono grandi differenze: con l’occhio destro vediamo ciò che del mondo vogliamo vedere, mentre con il sinistro ciò che il mondo desidera che vediamo; in altre parole, con il destro vediamo la relazione fra noi ed il mondo, con il sinistro la relazione fra il mondo e noi.

Il ‘vedere’ stesso può essere pensato a molti livelli, e se il concetto di ‘terzo occhio’ è entrato nella conoscenza comune, almeno come idea, certamente dieci occhi aprono la visione di una multidimensionalità inesplorata dai più, e raccontano di Nuove Possibilità.

Così le favole veicolano conoscenza, condivisa in varia misura, tracce che un ascoltatore può cogliere, seguire, far proprie, utilizzare come stimoli o gradini iniziali, e a volte iniziatici.

Vi lascio dunque alla seconda e ultima parte della favola di Coyote, apprendista stregone per riscattare una vita giudicata troppo comune: stavolta c’è il lieto fine.

Buona lettura.

GLI OCCHI DI COYOTE. Seconda parte.

Infine un giorno l’accampamento si meravigliò nel vedere due paia di occhi librarsi in alto sopra la tenda del wapiya: Coyote aveva ottenuto ciò che tanto bramava ed era pronto a tornare dalla sua gente.

Tuttavia, prima che partisse, Wahoo lo avvertì: “Bada, Imbroglione, tu ora sei in grado di mandare i tuoi occhi lontano nel mondo, ma non hai la capacità di farlo più di una volta al giorno: ricorda ciò che ti dico”.

Ma Coyote prestò poca attenzione alle parole del wapiya, ansioso com’era di mostrare il proprio Potere alla sua gente.

Riattraversò l’Acqua che Corre verso il Sole che nasce ed il deserto. Camminò veloce, senza fermarsi a salutare le creature che in passato ebbero ad aiutarlo, ed infine giunse al proprio villaggio.

La tribù fu contenta di vederlo tornare, nonostante tutti conoscessero gli imbrogli del Vagabondo, ma suoni di stupore ed espressioni intimorite apparvero alle sue parole: “Oggi non sono più colui che conoscete” disse vantandosi. “Questo viaggio mi ha cambiato: ora possiedo un tremendo potere, e ve lo dimostrerò”.

Ciò detto, entrò nella sua tenda ed intonò un canto mai sentito, accompagnandosi con il tamburo.

E così il popolo vide gli occhi di Coyote librarsi sopra la sua tenda, ruotare tutto attorno e poi rientrare.

La gente mormorava e commentava, e la notizia di quanto era successo corse per tutto l’accampamento, fino a raggiungere Tikala, un uomo buono e saggio, cui molti e molti inverni avevano scolpito il viso e reso candidi i capelli.

Al suo passaggio la gente si scostava, con rispetto, e Tikala si fermò davanti alla tenda di Coyote.

“Mi è stato raccontato un prodigio” disse con voce profonda “Mostramelo e convincimi, cosicchè io smetta di chiamarti Imbroglione”.

Coyote, desideroso di conquistare fra la sua gente una considerazione che mai aveva avuto, dimenticò le raccomandazioni di Wahoo e per la seconda volta nella stessa giornata innalzò i propri occhi.

Ed ecco cosa accadde: gli occhi di Coyote, sospesi sopra il tipi, cominciarono a vibrare e a ondeggiare, poi si volsero verso la direzione in cui il Sole tramonta, e, velocissimi, si allontanarono e sparirono in breve tempo.

Tikala tornò alla sua tenda senza una parola, e così anche la gente radunata, molti chiedendosi il senso di quanto accaduto.

Coyote era caduto vittima di se stesso, e privo degli occhi.

Comprendendo quel che aveva fatto accadere, al Vagabondo non restò che ripartire, incerto e cieco, sperando che in qualche luogo lo Spirito gli potesse dar segno di sè.

Il Vagabondo Cieco errò per molte lune: era molto indebolito, dormiva poco e male, e mangiava quel che poteva, finchè un giorno incappò in una grossa ragnatela e, mentre stava togliendosi dal muso brandelli di fili di ragno, sentì una voce: “Che fai nel mio territorio?”

Era Iktomi, il Ragno.

Coyote si spaventò: aveva sentito parlare di quella creatura, ma mai l’aveva incontrata.

“Fratello, aiutami. So che possiedi la tua Medicina: usala con me, ridammi la vista!”

“Non posso” rispose Iktomi “Ma ti posso indicare la Via: dovrai ancora camminare molto, ma, ad ogni creatura che incontrerai, chiederai in regalo un occhio: forse un giorno incontrerai la Generosità.

Ma ricorda: questo Mondo scorre a tanti livelli ed ognuno di noi può scegliere a quale livello stare, ad ogni momento. La Generosità non abita in tutti i livelli, ed il tuo compito è trovare quello giusto, altrimenti il tuo vagabondare non avrà fine”.

Coyote comprese il senso di quelle parole, e ringraziò Ragno. E finalmente si addormentò sereno.

Nel suo lento vagabondare incontrò molte creature, e a tutte chiese il favore di un occhio, ma nessuna volle darglielo.

Chiese a Serpente, a Cavalletta, a Falco, chiese perfino a Formica ed al possente Grizzly, ma ognuno diede la stessa risposta: “Non è compito mio: và oltre”.

Un giorno incontrò Vecchio Bisonte, ed anche a lui fece la stessa richiesta.

“D’accordo” disse Bisonte “ma tu prima dovrai ricordare l’uso che Wahoo faceva dei propri occhi”.

Coyote ricordò la Medicina del wapiya e subito un Occhio di Bisonte apparve nella sua orbita destra.

E Coyote vide. Vedeva però con l’occhio del bisonte: spaziava con lo sguardo ma non vedeva le piccole cose.

“Grazie Fratello” disse Coyote riconoscente “porterò sempre con me la memoria di questo incontro” e continuò il suo vagare.

Infine incontrò Topo, ed anche a lui pose la stessa richiesta.

“D’accordo” disse Topo ” ma dovrai ricordare l’avvertimento di Wahoo”.

Coyote ricordò quello che già una volta aveva dimenticato e subito un Occhio di Topo apparve nella sua orbita sinistra, e il Vagabondo vide con entrambi gli occhi: con l’Occhio di Bisonte allargava il proprio sguardo e con l’Occhio di Topo scorgeva i più piccoli particolari delle cose vicine.

“Grazie, Fratello” disse “questo regalo di Completezza lo condividerò sempre in tuo onore”.

Coyote tornò al vilaggio e si diresse subito alla tenda di Takila.

“Guardami, Nonno” disse “sono tornato”.

Il vecchio stette a lungo in silenzio.

“Vedo un prodigio” disse infine “mostramelo e convincimi, cosicchè io smetta di chiamarti Imbroglione”.

Coyote tornò a vivere fra la sua gente, e da quel giorno usò la Doppia Vista ed il Potere di Innalzare gli Occhi per il bene del Popolo.

Ecco, come si diceva, c’è un lieto fine; non sempre è così: a volte Coyote non arriva a nessuna comprensione per sè ma è veicolo di visione per altri, e in questi casi ci fa una magra figura, pur essendo comunque evidente la necessità del suo esserci, anche inconsapevole, perchè strumento di un Intento superiore.

A me Coyote è sempre stato simpatico; ora la sua è una presenza con la quale si può comunicare, e finanche interagire, in alcuni casi fortunati, perchè lo vedo nel quotidiano, si fa riconoscere da tratti inconfondibili anche nelle cose che consideriamo non mirabili o abitudinarie, e che, in quanto tali, sfuggono alla meraviglia dell’inatteso.

Ad esempio, se insegnamo ad un bambino a lavarsi i denti e poi, subito dopo, a darsi un pugno in testa, e lo convinciamo ad inserire questa cosa nel suo quotidiano come ovvia, quando il poveretto andrà, quindici anni dopo, a chiedere aiuto al medico per un mal di testa, non gli verrà in mente di raccontare del quotidiano pugno, perchè ovvio.

Ecco, potremmo vedere il meccanismo appena descritto come opera di Coyote, di un Imbroglione, in questo caso, raffinato e particolarmente manipolatore, seppur destinato ad essere scoperto, ma questo è un aspetto di Coyote cui lui presta sempre poca attenzione.

Lieto di avervi tenuto compagnia per un poco.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2022-02-24T17:10:16+00:00febbraio 24th, 2022|Favole attorno al fuoco|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment