GUAYUSA – LA PIANTA

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GUAYUSA – LA PIANTA2019-04-01T09:33:49+00:00

La huayusa è una pianta sacra, fonte di vita per diverse tradizioni culturali amazzoniche: le sue foglie contengono grande varietà di proprietà energetiche e medicinali e il suo consumo, che ha origine in epoche molto lontane, costituisce uno dei rituali più importanti per molte tribù, ma soprattutto per il popolo Kichwa, o Naporuna (popolo del fiume Napo).

 

La huayusa, dalla sua scoperta, millenni fa, in un epoca conosciuta dai naporuna come kallari pacha o nawpa timpu (i ‘primi tempi’ o i ‘tempi antichi’), è stata ampiamente coltivata in ambiente domestico e consumata in forma di the, bollendo le foglie in pentole sopra la legna. Nelle diverse lingue delle tribù dell’amazzonia equadoriana, la huayusa viene chiamata in molti modi: wais in lingua shuar, emoteibiquime in waorani e huayusa in kichwa.

Nella scienza occidentale la huayusa è conosciuta come Ilex guayusa, un agrifoglio endemico della regione nordoccidentale del bacino amazzonico:in  Colombia, in Peru e soprattutto in Ecuador.

 

Le foglie di huayusa hanno numerose proprietà: consumate bollendole in acqua, fortificano, risanano e migliorano la vita dell’essere umano. Il suo alto contenuto di caffeina aiuta a svegliare il corpo e la mente e dà l’animo e la forza necessaria per una vita attiva e soddisfacente.

Le caratteristiche diuretiche e purgative ( se si consuma in grandi quantità, come fanno per abitudine i popoli shuar e achuar ) aiutano a purificare il corpo e i numerosi antiossidanti che contiene difendono l’organismo da molte malattie. Bere huayusa serve anche per prevenire l’emorragia durante il parto, alleviare i dolori corporei, aumentare fertilità e libido ed evitare le punture di insetti e serpenti.

 

In più, per i naporuna, il consumo della huayusa costituisce un rituale estremamente importante per l’armonia familiare e culturale, un momento di convivenza intensa. Nella cultura naporuna, è abitudine svegliarsi per preparare la huayusa tra le due e le cinque del mattino, durante i primi canti del gallo e prima dell’alba. A volte si usano le foglie appena raccolte (mushuk panga) altre volte quelle secche; quest’ultime, tradizionalmente, vengono piegate e raccolte su un filo come perle di una collana.

È tipicamente responsabilità delle donne, soprattutto delle nuore, cucinare questa bevanda e servirla a tutti i membri della famiglia e agli ospiti presenti. Per prepararla si fa bollire dell’acqua con le foglie di huayusa in pentole di terracotta (oggi giorno sono più usate le pentole in metallo) per circa un’ora e viene poi servita in una kuya, una tazza ricavata da un frutto locale, spolpato e seccato; su questa tazza venivano raffigurati tra i tanti simboli importanti il sole, l’anaconda, la tigre e i fiori della selva.

 

Le donne, prima di servire, tolgono una parte di “agua de huayusa” dalla pentola e la mettono in una kuya grande per farla raffreddare, soffiandoci sopra e versandone un poco, ripetutamente, in una kuya piccola e roteandola per mescolare. Una volta intiepidita, viene servita a tutti i presenti che ricevono la propria kuya: dopo essersi risciacquati un poco la bocca ( alcuni anziani si riferiscono alla huayusa come “il dentifricio ancestrale”), sputano discretamente e cominciano a berla.

A differenza di altre bevande, la huayusa si beve prestandole attenzione, senza fretta. Infine, prima di restituire la kuya, spruzzano con la bocca un poco di huayusa su gambe, braccia e sulle mani per lavarsi la faccia: questo, si dice, aiuta a tenere lontani serpenti e mosche della selva.

 

Mentre si beve huayusa si svolgono una serie di attività sociali della famiglia naporuna, approfittando dell’ora della huayusa per preparare per la giornata, pianificando le attività e fabbricando gli strumenti per il lavoro nella selva,per esempio tessendo shigra (borsa realizzata con fibra di chambira o altri tipi di palma), wami (trappola a forma di cono per pescare pesci piccoli) e atarraya (rete da pesca con pesi di piombo). L’ora della huayusa viene usata anche come momento per risolvere conflitti all’interno del gruppo familiare, per dare consigli a bambini e giovani, per  riorientare, reintegrare e fortificare i membri della famiglia.

 

Durante questo tempo, a volte gli anziani della famiglia intonano musiche antiche con strumenti come il wankar (tamburo fatto con pelle animale e legno di cedro), turumpa (strumento musicale fatto in bambù e fibra di palma), yawati (strumento musicale fatto con la corazza della tartaruga e cera d’api), pingullo (piccolo flauto verticale dal suono acuto), llawta ( grande flauto orizzontale con tre fori) e altri.

Si ascoltano e interpretano i sogni dei familiari e si condividono racconti e narrazioni dei miti i quali sono ricchi di tutto ciò che riguarda l’origine del mondo, gli spiriti e gli animali della selva, i fiumi, le lagune e altri luoghi sacri. Questi racconti sono stati trasmessi di generazione in generazione fin da  kallari pacha (“tempi antichi”) e spesso contengono lezioni sagge su come si dovrebbe vivere.

 

Gli anziani naporuna credono che il consumo di huayusa sia essenziale per la sopravvivenza dei valori importanti della cultura naporuna, per far si che la gente continui a svegliarsi all’alba lavorando duro e rispettando la famiglia, la comunità e la Terra.

 

LA  HUAYUSA COME PIANTA MEDICINALE

La huayusa è la miglior pianta medicinale dell’Amazzonia. Adesso i coloni immigrati si stanno già abituando a prendere la huayusa. I dottori dei laboratori sanno che la huayusa è stata una medicina naturale.”    Vicente Shiguango.

 

“Quando i miei nonni erano vivi e saggi praticavano la medicina tradizionale e la huayusa era il meglio che avevano. Prendere la huayusa è come prendere una pastiglia, ti fa sentire sveglio e pronto a tutto”.    Domingo Mamallacta.

 

“Quando prendo la huayusa mi sento ben coperto e scaldato. Divento allegro, come se fossi già pronto a muovermi”.    Pedro Tanguila.

 

“la huayusa ti toglie il sonno, la svogliatezza e i dolori al corpo, per questo la prendavamo. Prendendo la huayusa si lavora con animo e allegria. Gli anziani dicono che non si deve dormire fino all’alba”.    Teresa Maria Huatatoca.

 

LA SCOPERTA DELLA HUAYUSA

 

“la huayusa fu scoperta  grazie ai saggi, grazie all’ayawaska. Per mezzo delle visioni date dall’ayawaska scoprirono che la pianta di huayusa era buona.”    Domingo Mamallacta.

 

Nonno Francisco Grefa Salazar ci raccontò una bella storia sulla scoperta della huayusa.

 

“La huayusa viene utilizzata da molto tempo, però in principio nessuno la conosceva, la selva era molto aggressiva e le persone avevano più sonno, erano dormiglioni e non avevano forza per fare niente. Era il problema più grave per le prime persone quì in Amazzonia.

 

Allora: un giorno, un uomo uscì di casa per andare a caccia nella selva quando all’improvviso arrivò un temporale,e l’uomo si riparò sotto un albero per aspettare che smettesse di piovere. Al passar delle ore all’uomo cominciò a venire molto sonno, e si addormentò sotto l’albero. Improvvisamente  sentì una voce femminile che gli disse “tomame para que no tengas suegno” (bevimi così non avrai sonno). L’uomo ascoltò attentamente per scoprire da dove venisse la voce, però non vide nessuno: c’era solo l’albero e le foglie.

 

Poco dopo si rese conto che era l’albero stesso ad avergli parlato, allora prese una foglia e la masticò. Mangiò la foglia e immediatamente sentì sollievo, non aveva più sonno, aveva più animo, più forza. Vedendo questo cambiamento dopo aver mangiato la foglia di huayusa, ne tagliò alcuni rami e li portò alla sua famiglia. Per prima cosa la diede a tutti i familiari perchè la provassero, poi fece sapere ai vicini della sua esperienza con la huayusa, consigliando loro di berla per togliere sonno e svogliatezza, e per avere più energia. A partire da quel momento tutti cominciarono a seminarla.  Scoprirono che era buona per la salute, per il sonno, la stanchezza, la svogliatezza, i dolori fisici. Una pianta medicinale portentosa.”

 

CONSIGLI TRADIZIONALI

 

Nella cultura antica dei naporuna, l’ora della huayusa è il momento preferito degli anziani per dare consiglio ai bambini e ai giovani. Durante l’ora della huayusa, a volte, si fa un rituale molto importante per la loro educazione, perchè possano seguire un buon cammino nella vita ed essere forti in ogni aspetto.

In questo rituale gli anziani presenti fanno sedere la persona e gli collocano una pietra grande sul grembo. Questa pietra simbolizza la forza spirituale e serve ad evitare che la persona si alzi durante il rituale.

 

Allora, un anziano della famiglia o un ospite saggio e lavoratore prende un pugno di semi di chili (peperoncino) raccolti dalla charga (orto di famiglia) e ne estrae il succo con il dente di un animale possente ( normalmente di una tigre). Allora il nonno alza la testa del giovane e mette del sugo di peperoncino sui suoi occhi. Questo produce una sensazione ardente, abbastanza forte, che però non procura nessun danno.

Mentre la persona sente gli effetti del peperoncino, i nonni gli danno consigli. Gli spiegano dove sta sbagliando nella sua vita e come migliorare comportamento e attitudine per vivere meglio. In più gli scuotono un ramo di ortica su tutto il corpo: l’ortica è una pianta amazzonica con spine sugli steli, i quali a contatto con la pelle producono prima una sensazione di bruciore poi anestetica e per alcune ore  compaiono piccole macchie. I naporuna usano questo trattamento per i dolori muscolari; il suo uso è importante nel rituale del dar consiglio, perchè aiuta a fortificare il corpo.

 

Dopo alcuni minuti, quando cominciano a calmarsi gli effetti del peperoncino e dell’ortica, il nonno o la nonna che sta dirigendo il rituale fa una pulizia alla persona soffiandogli fumo di tabacco e acqua kichwa (“aguardiente de cagna”). Dopo mandano la persona al corso d’acqua più vicino, perchè nuoti nelle acque fredde dell’alba. Una volta fatto il bagno gli fanno guardare attentamente gli alberi della selva, specialmente la palma di chonta (Bactris gasipaes), un albero molto duro da cui si ricava legname che simbolizza la giustizia e la forza. Consigliano alla persona di essere come la chonta, in più gli spiegano che con il peperoncino negli occhi gli animali grossi e pericolosi della selva avranno paura nel vederlo e che così potrà andare tranquillo nel bosco. Infine i giovani tornano attorno al fuoco per bere la loro huayusa.

 

È importante notare che per i naporuna questo rituale non è un castigo, ma è una tradizione per dare consigli e per riorientare i giovani membri della famiglia. Alcuni dei consigli più comuni che questi nonni hanno condiviso con noi sono:

ama killa (non oziare),

ama llulla (non mentire) e

ama shuwa (non rubare).

– Essere mattiniero e lavoratore.

– Non bisticciare con i familiari e rispettare chi è più anziano.

– Rispettare la selva, non burlarsi degli spiriti dei luoghi sacri (i fiumi, le cascate, le caverne, gli alberi grandi, le lagune, le pietre grandi etc..).

 

“Tutto questo non era un castigo dei nonni, ma un modo di dare consiglio ai figli, cosicchè quando sarebbero diventati ragazzi o quando avrebbero avuto moglie potessero formare un focolare con responsabilità. Anticamente, sempre ci consigliavano così…. mentre uno piangeva (per il peperoncino) il vecchio dava consigli, “questo è perchè tu possa essere forte, perchè tu possa essere un uomo responsabile, perchè tu possa essere un buon cacciatore e la tigre abbia paura di te. Quando la tigre ti vedrà e tu la guarderai lei se ne andrà, ma se non avrai il peperoncino negli occhi ti mangerà.”

 

“..Da lì un soffio (di tabacco) alla testa, un soffio nelle mani, ci davano potere. Quindi uno realmente si stava curando. Era un modo di essere forte, no? Però adesso dicono che è un castigo. Se a mio foglio metto il peperoncino negli occhi, che mostro! Hanno castigato il povero figlio, bisogna denunciarli, arrestarli. Per noi quello non era un castigo, ma una tradizione, perchè potessimo vivere retti, onesti, ama killa, ama llulla e ama shuwa, e così essere forti. Così ci insegnavano…Questo compromesso, tra le nostre leggi naturali e la legge della società, si fa difficile. “

 

“.. E quando andavamo al monte gli uomini dovevano imparare il significato della parola minga (giornata della comunità): per esempio, portando galline, portando yucca da seminare, tutti andavamo carichi, e quindi il giovane varòn (ragazzo) doveva dimostrare la sua abilità, la sua forza, e correre con il suo carico, lasciarlo un centinaio di metri, e tornare correndo ad aiutare un altra volta sua madre. Prendi la cesta e corri a portarla: se non andavi avanti, qualcuno prendeva un ramo e te lo dava forte sulle gambe. Uno doveva correre, altrimenti ti seguivano dandoti colpi più forti. Quindi così ci insegnavano ad essere forti. Quindi dicevano ‘devi mettere il peperoncino a tuo figlio, devi mandarlo a fare il bagno’ , tutti questi consigli venivano dati durante l’ora della huayusa.”    Nelson Chimbo

 

“Quando le nuore non si alzavano, le suocere si infastidivano, dicendo ‘questa donna è buona solo per dormire con il marito, anzichè svegliarlo, continua a tenerlo abbracciato’: così parlavano le suocere.”    Antonio Shiguango

“Durante l’alba i nostri nonni consigliavano ‘ tu sei un varòn (maschio),e un giorno quando ti sposerai con una donna dovrai essere un buon cacciatore, un buon pescatore, altrimenti le donne prepareranno solo il peperoncino, la yucca e il platano. Un cacciatore deve portare uccelli, animali, pesci, e se tu passi il tempo solo dormendo la donna ti lascerà.’ per questo io bevevo sempre huayusa. In più, consigliavano che l’uomo non stesse in casa a far nulla, ma che aiutasse la moglie nei campi… se non semini, e prendi da altre persone, sparleranno di te. Per questo non devi né rubare né essere pigro. Lavora la tua terra e nessuno ti dirà niente. E se tu vai come genero a casa dei suoceri devi chiamarli papà e mamma, e aiutarli in tutto come un figlio. Così ti ameranno. Così ci hanno sempre consigliato i nostri nonni.”    Carlos Salazar