La Cuya2019-09-30T21:09:05+00:00

La Cuya

                                                                                                                                                               A volte i Sogni
                                                                                                   non hanno una rappresentazione fisica, 
                                                                                                           ma le forme che si concretizzano,
                                                                                            man mano che il Sogno percorre il suo cammino, 
                                                                                                       sono manifestazioni del Sogno stesso.
 

La cuya è, nell’idioma kichwa, una ciotola ricavata da una sorta di zucca arborea chiamata comunemente ‘mate’.
È un oggetto tradizionale, presente in varie dimensioni nella cultura amazzonica: è strumento per bere e mangiare, certo, ma anche per fare offerte, preparare le misture medicinali, far macerare le Erbe Sacre; è infine simbolo, certamente femminile, di accoglienza e trasformazione.
Ci è quindi piaciuto questo nome per il progetto che sta partendo.

Stiamo comprando un piccolo terreno, già quasi tornato allo stato selvaggio, poco più di tre ettari, nella foresta amazzonica dell’Ecuador, nel bacino del fiume Napo.
Questo terreno è inserito in un territorio su cui presiede la comunidad kichwa Rukullacta, ed è di proprietà della famiglia dello sciamano della comunità stessa: ha una propria sorgente, una parte in piano adatta alla costruzione di capanne tradizionali in legno, un piccolo fiume che scorre accanto e che dà luogo ad una cascata, terra ed esposizione adatte alla coltivazione della guayusa; è situato a mezz’ora di cammino dalla via nazionale Tena-Quito, e tuttavia non è luogo di passaggio, ma l’ultimo di una serie di terreni coltivati, al margine della foresta; i dintorni sono costellati da luoghi particolari: caverne, cuevas de cerimonias, canyons, cascate, e villaggi kichwa che hanno scelto una certa distanza dalle infrastrutture statali e dei mestizos.
Lo spirito che anima questa comunità è principalmente la conservazione del patrimonio forestale, nel quale hanno grande parte le Erbe Medicinali e le Piante Sacre, a fianco agli Animali e alle Acque, e alla Terra stessa.

Questa terra e questa comunità negli ultimi anni ci hanno dato molto, in modo semplice e diretto, e in diversi modi: abbiamo compiuto Percorsi di Guarigione, partecipato a Cerimonie, siamo stati accolti in famiglia, e nominati padrini di un nipotino, abbiamo camminato nella foresta primaria, raccolto e preparato erbe medicinali e le Piante Maestre della Foresta, mangiato insieme attorno ad un fuoco in cui veniva cotto il cibo procurato e cacciato, o pescato, nella selva attorno.

Ora il ‘progetto La Cuya’ sta nascendo per continuare ad aiutare le popolazioni native, portando loro lavoro,  preservando la foresta e la cultura amazzonica, stimolando la coltivazione di una pianta sacra dei kichwa, la guayusa, e la conoscenza del mondo ad essa collegato, ma anche per dare l’opportunità di imparare da una cultura particolare, di avvicinare la foresta da una giusta angolazione, di portare quel che siamo in grado di condividere con i nativi, e, perchè no, di costruire un piccolo borgo di capanne tradizionali in legno che possano costituire un luogo di lavoro, di soggiorno, di scambio e forse di vita.

La forma di questo progetto si potrebbe presentare in questo modo:

a- poco meno di tre ettari verranno destinati principalmente alla coltivazione della guayusa, ma ci saranno anche ananas, papaye, gli alberi già presenti spontanei, come guava, cacao, banano, e tutto quanto potremo decidere di piantare, orto compreso; c’è inoltre la possibilità, senza troppa fatica nè gossi problemi tecnici, di creare vasche per l’allevamento della tilapia, pesce locale che è una delle risorse commerciali dei kichwa, di installare un pollaio o quant’altro;

b- il restante terreno, poco meno di un ettaro, si presenta più in piano, tranne una parte scoscesa, rivolta a sud, che termina al rio ed alla cascata, interna al terreno stesso.   Nella parte nord, invece, al margine della foresta, vi sono tre pozze naturali.
Il pendio dolce di questa parte si presta alla costruzione di una serie di capanne in stile tradizionale, sopraelevate, completamente in legno, ciascuna con il proprio patio e focolare e composte da un’unica stanza: una di queste sarà grande, con un ampio patio davanti, e le altre, tre o anche quattro copie in miniatura della prima, sparse attorno.


In questa stessa zona c’è una sorgente di acqua potabile, almeno per gli standard della foresta. Verrà ricavato un sentiero, con scalinate in tronchi, per arrivare in pochi minuti alla cascata, perchè il lavoro con l’Acqua è importante: una Capanna Sudatoria fissa, la Casa del Sogno e la Cascata saranno Luoghi Sacri dedicati alle Cerimonie.
Un altro sentiero, inoltre, verrà tracciato per accedere alle pozze naturali.
È stata infine progettata una strada sterrata, sufficientemente larga per un veicolo da carico, per congiungere La Cuya alla strada nazionale.
Il legname per le capanne verrà ricavato dagli alberi abbattuti nel luogo stesso, e un parente, nella 
comunità, è mastro falegname con bottega e attrezzi.

c- siamo, con questo progetto, inseriti nella comunità kichwa di Rukullacta: l’appezzamento, come
già detto, ci viene venduto dalla famiglia dello sciamano e i terreni coltivati attorno appartengono a
loro o a loro parenti; questa famiglia ha inoltre parentele, anche non di sangue, che si estendono in
tutta la regione attorno, creando un tessuto sociale in cui lo sciamanesimo è ben presente: la foresta
è loro, e le sue usanze vengono conservate.
L’insediamento de La Cuya fa parte di questo tessuto.

d- quel che ci ha portato in Ecuador è stata una ricerca di guarigione, e questo concetto è colonna portante del nostro progetto: la frequentazione e la collaborazione con i guaritori, gli sciamani e gli erboristi della comunità è già adesso una realtà che vorremmo ulteriormente sviluppare, e alcuni
sentieri percorribili si sono presentati.Fra le altre cose, sta iniziando i primi passi un progetto statale,
proprio in questa municipalità, per la catalogazione delle erbe medicinali della foresta, conosciute da
millenni ma mai sottoposte a studio da parte delle autorità: il patrimonio forestale e sciamanico può 
essere protetto con diverse modalità.

e- i componenti del cerchio al momento radunati attorno a questo progetto sono terapisti, guaritori,
giocolieri, insegnanti di yoga e shiatsu, ma soprattutto persone che, indipendentemene dalla loro
attività, desiderano portare e ricevere vita e nutrimento.

All’interno di questo quadro risulta chiaro che le possibilità di portare iniziative, progetti e servizi, fruibili sia dalle popolazioni locali che da coloro che desiderano avvicinarsi a questa realtà e a quanto stiamo realizzando, sono molteplici.

In questi anni di frequentazione, ci è risultato chiaro che il desiderio di questa comunità kichwa, ma credo sia un sentimento diffuso nell’etnìa, sia quello di preservare la propria identità e dignità, a fronte di un mondo che sta manipolando la prima e tentando di indebolire la seconda: è un mondo multiforme, fatto di economia, politica, influenze straniere e soprattutto di cultura.  La comunità sta cercando di porvi un argine, e di trovare, in questo scenario, una propria collocazione.  Lo fa rivolgendosi alla Madre come a una risorsa: alla terra e alla foresta, che sono da sempre il loro sostentamento in ogni aspetto del vivere.
Lo fa al contempo cercando di conservare ciò che può essere protetto: la cultura, il modo di vivere secondo e con la Natura, la foresta vergine stessa.
Per quanto ci riguarda, per una lunga serie di motivi che la vita e l’esperienza ci hanno fornito, ci ritroviamo su di  una lunghezza d’onda molto prossima, per alcuni versi sovrapposta, e certamente risonante: intendiamo quindi procedere con questo progetto seguendo lo spirito con il quale è apparso, si è manifestato e ha trovato spazio e nutrimento, e cioè con rispetto e amicizia.
È con questo spirito che scriviamo queste righe e le condividiamo; è con questo spirito che chiediamo aiuto, donazioni, collaborazione e partecipazione.

Per chi fosse interessato a partecipare abbiamo individuato alcune modalità percorribili.

Donazioni di qualunque entità, anche al di fiuori di quelle elencate, sono, naturalmente, ben accette: molto di quanto detto sopra può essere oggetto di donazione anche disinteressata e certo, per noi, di incoraggiamento.
Alcuni punti salienti del progetto La Cuya in relazione al discorso ‘donazioni’:

– il sostegno alla popolazione locale, tramite denaro, opportunità di lavoro, l’incremento del turismo, la diffusione della cultura locale legata alla conservazione dell’ambiente e delle tradizioni;

– il creare opportunità sociali, come ad esempio una Scuola di Circo per i bambini, o anche l’insegnamento della lingua inglese e l’avvicinamento all’informatica, strumenti utili in questo tempo per poter conservare la propria identità;

– il sostegno economico alla piantagione di guayusa, pianta sacra kichwa e diffusissima bevanda e medicina, allo stesso tempo rappresenterebbe un aiuto per l’economia locale e per la conservazione delle tradizioni;

– la creazione di un luogo dedicato alla Guarigione, come Strumento per ricontattare il proprio Sogno: soggiorno “turistico”, oppurtunità di percorsi shamanici, terapie e cerimonie, esplorazione della Foresta Vergine, possibilità di conoscere le Medicine della Foresta, stages di yoga, lavori con l’Acqua Sacra delle cascate, periodi di purificazione e depurazione, e quant’altro si mostrerà.

                                                      

Siamo totalmente a disposizione per qualunque domanda, richiesta di informazioni o proposta sia uscita leggendo queste righe.

Il Progetto La Cuya desidera essere un’ occasione di condivisione: il coinvolgere con la nostra energia il territorio che andiamo ad incontrare può prendere molte forme, ma certamente anche creare un punto d’incontro fra due mondi, due modi di fare terapia, due modi di concepire la Guarigione. 

Ringraziamo quindi tutti coloro che vorranno onorare questo terreno comune, che evidentemente ciascuno giudica fertile, e cui vale la pena rimanere allineati.

 

 

Adriano Parmigiani e compagni di Viaggio

 

I nostri contatti sono:

 lacasaheyoka@gmail.com
www.lacasaheyoka.it
019 570 328 
338 889 67 61 Adriano
340 153 85 23 Prisca

Crowdfounding: Produzionidalbasso – Progetto La Cuya