La Leggenda di Orione – II° parte

Buongiorno.

Termina, con questa seconda parte, la Leggenda di Orione.

Oggi è giornata fredda, siamo sottozero: il calore della legna nelle stufe conforta, ed il paesaggio imbiancato là fuori invita a stare al caldo e a leggere.

Quindi vi lascio a Betelgeuse e Rigel.

LA LEGGENDA DI ORIONE. Seconda parte.

Appena la bellissima Regina entrò nella sala del banchetto, Betelgeuse se ne innamorò, e lo stesso accadde a lei.

Anche i tre figli del Re ne furono affascinati, e per quella sera una allegria da tempo non provata corse per il palazzo, scese giù per le scalinate, si intrufolò nelle case di tutti e si sparse per boschi e prati, fin su alla montagna e dentro ai fiumi ed ai laghetti; i pesci ripresero a saltare e gli animali a giocare, e nelle case si sentivano risate e grida di bimbi; candele e fuochi vennero accesi ovunque e i tamburi fecero sentire le loro voci fino all’alba.

La Regina si stabilì a palazzo, e nel giro di poco tempo tutta l’isola rifiorì e tornò all’antico splendore.

Il cuore del Re era di nuovo pieno e di nuovo batteva veloce, e regalava a tutto e tutti la propria gioia.

Anche il Popolo degli Zingari del Mare era coinvolto in questa felicità: vedevano la loro regina raggiante e ne traevano gioia; si trovavano bene con la gente dell’isola, e tutti erano gentili fra loro.

Molte cose, in quel periodo, vennero dette e fatte: i due popoli si scambiavano notizie e conoscenze, le Arti di entrambi passsavano di bocca in bocca e di mano in mano; ciascuno imparava qualcosa di nuovo.

Tuttavia gli zingari non andarono mai ad abitare sulla terraferma, ed il popolo dell’isola saliva sulle navi solo per far visita.

Molte lune trascorsero, ma a poco a poco gli zingari sentirono salire uno strano malessere, che crebbe e crebbe fino a che sentirono il bisogno di riunirsi e di parlarne.

Da questo cerchio due messaggeri vennero inviati a palazzo, per portare alla regina Rigel una supplica: “Regina, dissero i messaggeri, il tuo popolo ti vede felice, ma questa vita non è la nostra. Noi siamo da sempre abituati a non fermarci mai, a viaggiare sempre, a sentire sul volto il sale ed il vento, e sotto ai piedi il ponte della barca che si muove e freme con le onde.

Regina, stiamo morendo: una strana malinconia ci ha preso tutti, ed i bimbi non sono così vivaci come un tempo. Regina, dobbiamo ripartire”.

Rigel rimase senza parole, perchè sapeva già questa cosa nel suo cuore da tempo, ma non aveva voluto darle voce.

La sua decisione fu inevitabile, ed andò a parlare al Re.

“Mio amato, devo andare. Il mio popolo soffre, e so che tu conosci ciò di cui sto parlando: la mia scelta può essere una sola”.

Il Re fu di nuovo disperato, ma capiva fin troppo bene.

Non c’erano alternative: se Rigel si fosse fermata il suo popolo sarebbe pian piano intristito, e se Betelgeuse fosse partito con lei avrebbe condannato l’isola alla disperazione ed alla fame.

La Regina partì, e scomparve all’orizzonte la grande flotta che la portava via.

Ma non fu una soluzione: senza Rigel, il Re aveva il cuore sofferente, e l’isola iniziò di nuovo ad intristirsi, le piante a regalare meno frutta, gli animali di nuovo si nascosero nel folto.

Anche il Popolo degli Zingari non stava meglio: la Regina aveva il cuore altrove, e la flotta vagava, senza meta e senza entusiasmo. Tutto sembrava indifferente, ed era davvero una situazione senza via d’uscita.

Eolo allora le venne in sogno, e cercò di convincerla a tornare dal Re, ma lei fu irremovibile; parimenti il dio parlò a Betelgeuse, ma trovò uguale risposta.

Disperato, poichè aveva davvero a cuore entrambi, si recò allora dal Re di tutti gli Dèi, e Zeus ascoltò con attenzione, seduto sul suo trono in cima al Monte Olimpo.

Pensò per tutto il giorno, ma nulla gli venne in mente; restò in cima al monte fino a sera, fino a che il Sole tramontò e Notte fece scendere il suo velo, trapunto di stelle.

E allora capì cosa doveva fare.

Chiamò a raccolta tutti gli dèi, e sedettero insieme in cerchio, su di un grande spiazzo roccioso sulle pendici dell’Olimpo, e dalla roccia uscì un vortice, dolce e potente, che si alzò e divenne sempre più grande. Il vortice prese a girare più ampio e più veloce, e poi si mosse, arrivò in mezzo al Grande Mare, avvolse tutta la flotta della Regina e la portò in cielo; poi si diresse all’Isola Felice, e la sollevò, lentamente e delicatamente, e la collocò lassù accanto a Rigel.

“Bene, disse Zeus, questa è la nostra decisione: da oggi e per sempre questa costellazione, che io chiamo Orione, resterà nel cielo, cosicchè Betelgeuse e Rigel possano per sempre star vicini, ed in eterno andare a giro per la volta stellata.

Stabilisco anche che dovranno visitare tutto il Mondo, così come facevano gli Zingari del Mare, e ugualmente che stiano fermi, assieme alle altre costellazioni, nel Disegno del Cielo”.

E da quel giorno, se alzate gli occhi al cielo stellato, potete vedere la Costellazione di Orione, sia che siate sopra o sotto l’Equatore, che percorre il suo cammino sinuoso e danza nel cielo, presentandosi a volte in piedi, a volte sdraiata, talvolta molto vicina all’orizzonte, ed in altri momenti alta nella volta stellata.

E vedrete due stelle luminose, Betelgeuse e Rigel, e, fra loro, tre stelline più piccole, Mintaca, Almilan ed Almitac; a fianco di questo rombo nel cielo ne vedrete altre due, un poco discoste: sono i popoli degli Zingari del Mare e dell’Isola Felice.

Ecco qui, la favola è finita: spero sia stata gradita, e non di inutile lettura.

A volte per uscire da una qualche contraddizione, tocca alzarsi al di sopra di essa, rinunciare alla Forma, conservare lo Spirito.

Possiamo anche leggere altro, nella favola: ben lungi dal suggerire che si debbe attendere un intervento divino, vediamo Zeus fuor di metafora. Egli rappresenta, sulla Ruota di Medicina, certamente l’Est, ed in questo caso nella sua forma più nobile, l’autorevolezza, il prendere decisioni, o meglio, il Determinare: è certo qualcosa dentro, e dimora sull’Olimpo Interiore.

Riporto da “Rusty Jack”:

“L’Est è il Fuoco, ed il suo colore è il Giallo.

E’ Nonno Sole che feconda, è lo Spirito.

Il suo Compito è Mettere in Movimento, la sua Medicina il Determinare.

E’ il Maschile Interiore, la Creatività, l’Autorevolezza, la Comprensione, nel senso del far proprio quel che si vede.

Il capire, il sapere, in sè non sono sufficienti, così come non lo sono l’essere, il fare: la comprensione avviene quando il sapere fluisce assieme all’essere, quando le energie dell’essere rendono vivo il sapere, e quest’ultimo nutre l’essere e lo accompagna.

I momenti in cui l’Est appare e diviene vita sono momenti in cui tutto sembra scorrere: vi è la sensazione di cavalcare un cavallo che pure sa quel che sta facendo, di essere con esso uniti.

Si procede grazie anche ad una forza aggiunta, un potere che si esprime attraverso il sentirsi nel giusto: la presenza dell’Est è presenza di pace.”

Con ciò vi saluto e vi ringrazio del vostro tempo.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2022-02-24T17:38:02+00:00febbraio 24th, 2022|Favole attorno al fuoco|0 Comments

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