Urku Mayan2019-09-30T20:21:14+00:00

Viaggi nella Foresta Amazzonica: Urku Mayan

Nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana, all’interno del territorio del Parco Nazionale del vulcano Sumaco, ci sono due Montagne Sacre, Las Galeras. 

Sulla più settentrionale di queste montagne, disposte a ‘V’, nacquero, racconta la leggenda, Kuyllur e Duciru, due gemelli figli della Luna, che misero ordine nel caos esistente e permisero all’Uomo di insediarsi e di vivere in sicurezza nella Foresta. 

Di fronte a questa montagna, sacra ai kichwa, sta nascendo l’insediamento di Urku Mayan, che, in lingua locale, significa, appunto, ‘Luogo vicino alla Montagna’. 

Il popolo kichwa della valle del fiume Napo si suddivide in diciassette comunità, sparse nel territorio; una di queste, la comunidad Rukullacta, ha villaggi e insediamenti proprio in questa zona. 

Don Vicente, anziano della comunità, padre di cinque figli, in osservanza alla tradizione, ha deciso due anni fa di destinare parte del territorio degli abuelos ad un progetto, chiamato appunto Urku Mayan, in cui 150 ettari di foresta vergine venissero preservati e protetti da qualunque tipo di intervento che non rispettasse la Natura, le Piante Medicinali, gli animali, i fiumi, le cascate, le grotte e gli antichi insediamenti e i luoghi sacri. 

La famiglia di don Vicente ha coinvolto parte della tribù: tutte persone che da sempre vivono in foresta, uomini e donne di Medicina, sciamani, si sono uniti per seguire un Sogno, creare lavoro, portare avanti la Medicina Tradizionale, condividere con chi volesse la vita in foresta e i suoi segreti. 

Per una di quelle situazioni che la Vita stessa crea, e che a volte vengono definite ‘caso’, abbiamo incontrato, nel 2017, don Carlos, sciamano della tribù, che ci ha introdotto all’uso delle Piante Medicinali, al rituale dell’Ayahuasca, ai trasferimenti in foresta, ai bagni nelle cascate sacre; la continua frequentazione con lui e la sua famiglia ci ha infine condotto ad Urku Mayan, ed ora siamo stati accolti all’interno del cerchio. 

fiume Napo

Arrivare ad Urku Mayan e fermarsi anche solo una settimana, vivere con i componenti della comunità, mangiare il cibo tradizionale, anche la selvaggina cacciata ogni giorno, bere la guayusa all’alba, attorno al fuoco, respirare l’aria della selva, scandire le giornate secondo tempi antichi, partecipare al rituali dell’Ayahuasca e del rapè, lasciarsi curare con le erbe della foresta, lavarsi giù al torrente, camminare per ore nella selva per poi buttarsi sotto le cascate, scendere nelle cuevas usate fin dall’antichità, perdersi nell’infinità di sfumature del verde, ascoltare nel silenzio gli animali notturni, assistere ad albe magiche e agli improvvisi tramonti dell’equatore; ma anche, e soprattutto, entrare nella semplicità, nell’onestà e nella tradizione di queste persone che desiderano fortemente, per sé e i propri figli, conservare i buoni usi antichi, preservare la natura con la quale hanno un rapporto speciale, ebbene, tutto ciò fa parte di un viaggio che è in realtà un rituale di guarigione, che si dipana giorno per giorno, momento per momento, gesto dopo gesto. 

Queste sono alcune delle cose che abbiamo incontrato nelle nostre permanenze in foresta, e con cui desideriamo nutrirci e curarci: nostro desiderio è anche quello di aiutare questo cerchio a crescere e a realizzare il proprio sogno, e di condividere tutto ciò con chi volesse partecipare, nel modo che a ognuno parrà più opportuno per sé.                                    

       

Il progetto è appena all’inizio, e comprende, per quanto concerne l’accoglienza. Sul poggio alto, di fronte a Las Galeras, la costruzione di due capanne residenziali in stile tradizionale, in legno con il tetto in pambìl; una grande capanna per le cerimonie dell’Ayahuasca, sempre con il tetto in pambìl; una piattaforma sopraelevata coperta, per la sistemazione di tende; servizi ecosostenibili; una capanna sudatoria permanente, la creazione di un sistema di convogliamento delle acque potabili delle sorgenti. 

Nella parte bassa, vicino alla strada sterrata in cui passa il pulmann che serve i vari villaggi della zona, una struttura di accoglienza con stanze per gli ospiti, assieme ad uno spaccio, la cucina e un piccolo ‘comedero’, varie capanne tradizionali per il soggiorno, servizi e docce. 

Fra la parte bassa ed il poggio vi è circa un’ora di cammino in foresta. Tutte le costruzioni vengono realizzate con il legno degli stessi alberi che lì si trovano in abbondanza: uno dei figli di don Vicente, Freddy, è mastro falegname. 

Il cerchio di Urku Mayan è composto di persone che, tutte, sono nate e cresciute in foresta, esperte di erbe e rimedi, e la foresta stessa è una enorme farmacia a cielo aperto: la preparazione degli eventuali rimedi, personalizzati, viene fatta al momento. 

Più volte abbiamo partecipato alla raccolta e alla preparazione dell’Ayahuasca, la liana sacra che da millenni viene assunta dagli indigeni: nei rituali notturni ad Urku Mayan tutta la comunità presente partecipa, giovani e anziani, uomini e donne, e, al di là del proprio percorso di guarigione, sono momenti che si dilatano e restano nella memoria. 

Abbiamo prima parlato del desiderio di condividere, dell’offrire l’opportunità di vivere esperienze di questo genere, e di aiutare questo cerchio di kichwa nel loro Sogno:

uno dei modi in cui lo stiamo facendo è quello di organizzare, per chi volesse vivere la foresta vergine, per chi avesse desiderio di iniziare un percorso con le Piante Sacre e con l’Ayahuasca, per chi volesse curarsi, o per chi semplicemente desiderasse un’esperienza diversa, viaggi della durata di venti giorni. 

Portiamo in comunità persone, e quindi lavoro, soldi, condivisione, opportunità. 

Il viaggio è concepito in questo modo: arrivo in Quito, capitale dell’Ecuador, adagiata fra sette vulcani a tremila metri di quota, e trasferimento il giorno dopo in Tena, cittadina dell’oriente ecuadoriano. 

Soggiorno in Tena di due-tre giorni, per ambientarsi e perché è particolarmente piacevole stare lì, quindi nuovo trasferimento, più all’interno, in casa di don Carlos, e preparazione del viaggio ad Urku Mayan, dove si resta una settimana. 

Si avranno diverse cerimonie con l’Ayahuasca, e ogni giorno si andrà a una cascata, o nelle grotte, o ci si fermerà, semplicemente, a viversi la piacevolezza del luogo e della gente, e, perché no, delle piogge equatoriali, spesso benvenute, anche se quasi quotidiane, perché così è laggiù la natura, e perché scandiscono i tempi, invitano alla contemplazione. 

Di nuovo si torna a Tena, per un paio di giorni di decompressione e qualche gita nei dintorni, poi Quito e volo di ritorno. 

Non sono necessarie vaccinazioni di sorta, né visti, e tantomeno particolari predisposizioni fisiche o attrezzature. 

 

Organizziamo abitualmente due viaggi all’anno: siamo, naturalmente, a disposizione per ogni informazione, per parlarne o mostrare materiale. 

 

Viaggiare apre la mente, ebbe a dire qualcuno; altri sostenevano che ognuno deve avere una visione,
nella propria vita, o quantomeno cercarla: un’esperienza di questo genere è, in fondo, un viaggio nel viaggio. 

“Di giorno c’è la foresta e l’Uomo; di notte la Foresta è l’Uomo”. Proverbio kichwa 

Grazie per il tempo dedicato alla lettura di questo documento.

Adriano.