1 ottobre 2019   Veniamo richiesti di un comportamento impeccabile

Buongiorno.

Un ricordo.
Siamo nella foresta primaria, in un luogo che pare il Paese delle Meraviglie, dice Bianca, perchè ogni cosa è davvero più grande, più diversa.
Ci siamo accampati in riva ad una piccola laguna interna all’ansa di un torrente, profonda e attorniata da piante fitte e altissime, che sull’altra sponda sovrastano una sorta di scogliera alta sull’acqua, con anfratti celati dalla vegetazione appesa.
È notte, un fuoco arde da ieri e Bianca dorme, accucciata vicino alle pietre calde.
Carlos è sdraiato su una panca, di fronte a me, e si riposa, nell’uscita dal suo viaggio.
Io sono nella fase della toma in cui si è lucidi come in una lente, ho buttato fuori tutto ciò che potevo ed ora guardo il mondo.
Una luminescenza inizia a diffondersi sulla laguna, che io vedo come un prato sui cui passa il vento e sul quale potrei, volendo, camminare.
Mi alzo e mi affaccio dal riparo, sopra al fiume che scorre, cioè in fondo al prato che i miei occhi vedono, e su di un albero una figura femminile appare, dondolandosi su di una altalena.
Carlos me ne aveva parlato, ma non l’aveva descritta; questa è la mia personale Dama della Laguna, e sono certo che il mio sciamano ne abbia un’altra, magari con caratteristiche diverse, ma che è la stessa entità. 
Perchè fa le stesse cose: si annuncia con un ‘sonido’, e arriva da sinistra; viene per dire, anche per dialogare.
Porta pace dentro, e chiarezza, semplicità: solleva veli.
Non mi importa darle un’identità, mi è sufficiente l’incontro.

A volte la penso, ed affiora una nostalgia sottile: mi sarebbe bastato il silenzio, ma ho sempre avuto di più.
Ieri è venuta qui a casa, in un momento molto particolare, inaspettata e benvenuta.
La sensazione di quel momento in Laguna Sagrada affiora spesso in situazioni difficili, ad esempio quando il  corpo esagera, o quando la mente cede.
Mai quando la cerco, anche se il farlo a volte mi avvicina al ricordo, la Dama appare quando non ci penso, quando qualcosa o qualcuno ha creato, con tutt’altre intenzioni, una situazione tale per cui si possa manifestare: sembra venga in aiuto, e così io la vivo.   
Porta sempre regali, a volte spettacoli di luce, che mostrano gli strati di cui sono fatto, o aspetti solo supposti, e a volte risposte lucide nella mente, intuizioni; sempre un senso di pace.

26 febbraio 2018.

Dopo neve e pioggia, oggi sole e freddo.
Stanotte, dopo l’ayahuasca, iniziata che ancora nevicava, la luna e le stelle sono apparse, ed è stato bello.
Ennesima toma, ed hai voglia a dirti che stai facendo un lavoro di guarigione, progressivo, paziente e che in questi mesi ha portato risultati: ci sono giorni che l’impulso di muovermi, saltare, esprimere con gli scatti del corpo le scintille che si illuminano dentro picchia contro questa immobilità che continuo a non accettare.
Tuttavia devo riconoscere che ancora non riesco a definire una linea di logica, all’interno di questa configurazione che sembra trasformarsi ma è come se ruotasse su se stessa, intorno ad un perno che resta nascosto.

Ieri è entrata una nuova traccia: il kambo.
È un po’ che gira, perchè Bianca ne era venuta a conoscenza un paio di anni fa: aveva un amico che l’aveva provato ed ha incontrato altra gente e tracce a giro.
Me ne aveva parlato ma eravamo in altro impegnati.
Così è riapparso il kambo, e con Bianca abbiamo scritto a Peter Gorman, e anche a un tal Lattanzi, che pare abbia un posto in Messico in cui ha creato qualcosa che ancora non siamo riusciti a definire.
Vedremo le risposte, ma intanto ho ripreso in mano la carta del mondo, studiando percorsi possibili fra Italia, Ecuador, Perù, Stati Uniti e Messico, sono uscito dall’idea che questo cammino con Carlos sia da portare avanti all’infinito, o almeno che sia esclusivo, e mi sembra di aver intravisto, spulciando attorno a questa novità, un’altra passaggio allo stesso mondo che l’ayahuasca mi ha mostrato.

Sono deciso a continuare con Carlos perchè gli voglio bene, mi sento, per quanto sia possibile dire, al sicuro, e l’ho visto, per quanto sia arduo vedere uno sciamano, in alcuni aspetti che mi sono rimasti impressi e che hanno a che fare con lui in quanto uomo, e mi sono piaciuti.
Ho sentito la sua mano stringere la mia, nella grotta, mentre gli occhi si stavano riabituando ad una dimensione consueta ma ancora vedevano attraverso la liana, e ci siamo guardati per un tempo rimasto fissato nell’anima, tuttora un riferimento.
Continuerò questo percorso con lui, certo, ma prenderò anche strade laterali.

1 marzo 2018.

Nevica, e stamani il bianco è ovunque.
Ieri è stata giornata di decisioni, di quel tipo di giornata che ogni tanto capita e in cui le contraddizioni, invece di sfociare in attriti, confluiscono in uno scorrere di scelte che trovano terreno piano, come fiumi che si uniscono in un lago, senza tumulto.
Le rapide si sono allontanate nello spazio e nel tempo: presenti ma più lontane.
Si arriverà ad essere frastornati dal fragore della cascata, ad essere travolti dalla corrente?

Quattro persone che cercano di far confluire etica e pratica, e insieme di far sbocciare le capacità di ognuno, per il bene proprio e degli altri.
A volte sembriamo quattro don Chisciotte a combattere con i mulini a vento della vita, testardi e attaccati alla rabbia di vivere, a un futuro diverso, alla costruzione di una piattaforma su di un albero, dalla quale guardare il mondo senza tutto quel rumore.
Ciascuno vede scorci possibili della propria vita futura, rinunciando a qualcosa, correggendo la rotta, infilandosi in passaggi impossibili, deviando il cammino; ognuno sta cercando di tenere tuttavia d’occhio la direzione del proprio cammino precedente, per non deviare troppo, lasciando andare il possibile, e pregando che questo movimento porti vita.

La guarigione è parola chiave, il sacro sta entrando nelle nostre vite anche nel quotidiano, creando spazi interiori in cui si possa rivelare per quel che è: energia presente in ogni istante, che chiede attenzione e cura, che pulisce, riduce il frastuono del Tonal, cambia i valori, porta scelte, crea solitudine e attira cose diverse.
Il sacro chiede sobrietà, e di tener aperta la porta.

Il freddo è intenso, siamo sottozero ormai da giorni costantemente, occupati in faccende di preparazione, di pensamenti, discorsi, momenti comuni, in questa casa grande ma piena, interrotti solo dal dover uscire per dare fieno e acqua ai cavalli, che continuano a scappare dal loro recinto, ogni notte, inesorabili, e che ogni mattina vengono ricondotti lì, e ormai è un gioco, che non dovrebbe essere ma che è, fino a quando investiremo energie e soldi e tempo e intento a ripensare il recinto, compiere azioni che possono costruire un nuovo futuro oppure disperdersi in una palude.
Eppure le energie si sono messe in movimento, ed in poche ore sono successe una quantità di cose che non potevano non rivelare il rapporto stretto fra quel che è dentro e quel che è fuori: lo spirito risponde, e ha un suo linguaggio.

I fiocchi di neve volteggiano, scendendo: sono leggeri, asciutti, vengono giù danzando, senza fretta di toccare terra; il cielo è tuttavia chiaro, e il grigio di ieri è sfumato in un colore luminoso e freddo.
Il silenzio della neve è un rumore soffice, in cui l’orecchio sembra rilassarsi e il tempo dilatarsi.
Ieri ho stabilito i contorni della capanna sudatoria che terremo a fine aprile; sarà fra due mesi, ed ancora non so cosa andrà ad accadere in questo tempo: andrò in Ecuador?  Con chi e quando?
Man mano che procedono questi viaggi si fa più complicata l’organizzazione: il primo è scivolato senza attriti, nel secondo ruvidezze e impedimenti sono apparsi ma in breve risolti; in questo terzo viaggio gli ostacoli sono importanti, vanno a nodi antichi.

Io continuo ad essere deciso ad andare, anche da solo, se necessario, ma le opzioni che si presentano sono ancora troppo numerose perchè si possa sentire il viaggio che arriva dentro, e cresce fino a prendere forma precisa.
Potremmo partire anche fra poco più di un mese, e ancora nulla è deciso.
Eppure stiamo in quel che capita con uno spirito diverso, sembriamo al contempo più sprovveduti e più saggi, più disincantati e più sognatori.

3 marzo 2018.

Continua a girare il nodo della comunicazione con l’Intelligenza che si lascia intravedere.
Nella pulsione verso l’Astratto, sono insite domande che non sappiamo di porre, e tuttavia lo Spirito risponde.
A volte accadono cose che si incastrano in settori dell’anima come fossero attese, ed il movimento interiore che ne deriva ha a che fare con il sentirsi in pace, con il vedere che sta succedendo la cosa giusta.
Sono le risposte dell’Astratto a domande inespresse e inconsapevoli, e l’ultima cosa da fare è interpretarle, usarle per confermare o avvalorare quel di cui già eravamo convinti: se si apre uno spiraglio di ignoto, è questo che va accolto.

L’Astratto pare avere una modalità di interazione che va a frantumare facciate di edifici continuamente sottoposte a rifacimenti che non adeguano a nuove esigenze.
Comprendere questo va a disperdere luoghi comuni che hanno la funzione di avvelenare l’aria.
Veniamo richiesti di un comportamento impeccabile.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2019-10-19T11:41:43+00:00ottobre 18th, 2019|Blog|0 Comments

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