17 gennaio 2020   La scoperta dell’acqua calda

Buongiorno. 

Poche sere fa, davanti al camino ormai acceso ininterrottamente da mesi, in cui puoi far partire il nuovo fuoco, se ti alzi presto, con le braci della notte, le figure delle fiamme chiamavano alla contemplazione più del solito: tanto dense e sinuose da sentire la spinta a prenderne immagini con la macchina fotografica, come a fermare anche in quel modo un momento di bellezza.

Dopo mesi di blog quasi quotidiano, e nel momento in cui sto iniziandone il libro, non so se sto scrivendo con in mente l’uno o l’altro.
Passo dall’idea dello star scrivendo il primo capitolo alla più riposante situazione interiore dello star stendendo una ennesima pagina del blog.
Non mi forzerò a scegliere.

Questo libro ha un corpo centrale già fatto, scritto e con una sua struttura: è il diario di tre anni riportato e commentato in alcuni mesi, fino ad oggi.
Poi ha una testa, che è quella che sto scrivendo ora, che potrebbe crescere; infine avrà una coda, che per ora si perde nella notte.

Del fuoco, dicevo, abbiamo fissato alcune immagini, ognuna un quadro, ma in una si vede con chiarezza una figurina che danza, con le braccine alzate alla testa, le gambe affusolate che sfumano in una spirale: uno spiritello, un jinn.

Questo camino ha una storia che dura ormai da decenni: l’ho costruito nei primi anni novanta, e ne descrivevo la costruzione, durata parecchio, in un bosco di Assisi, ad un cerchio di uomini che, come me, stavano vivendo alcune settimane su quella collina.
Stavamo sperimentando la messa in pratica della Ruota di Medicina dei Nativi Nordamericani, con Nomad Winterhawk.
Ho avuto l’onore di essere l’Uomo del Fuoco alla mia prima Capanna Sudatoria, e da quel giorno il mio rapporto con questo elemento è cambiato.
Quella notte ho danzato con il Fuoco.

Molte Capanne ci sono state, in questi trent’anni, e molte volte mi sono occupato del fuoco, ma non ho mai voluto cercar di tornare in quella situazione: qualcosa di me aveva visto, e ciò bastava.
Ora avrei dovuto occuparmi di rendermi all’altezza, e ho iniziato un percorso.

Nella Ruota del Tempo molte lune sono passate, e una Grande Luna di ventisette anni ha terminato il suo giro ora, ed è apparso un jinn nel mio caminetto.
Sono un uomo fortunato.

Con la Terra ho avuto un percorso tortuoso: figlio di contadini, nato a Milano, ho posato di nuovo gli occhi sul terreno molto tardi, appunto in quegli anni ‘90, e ho scavato, coltivato, arato, mi ci sono seppellito, ho piantato alberi, mangiato quel che coltivavo, e ora non posso più fare a meno della stare con la natura, in mezzo ai boschi, o nella foresta amazzonica.

L’Acqua è stato il mio amore da quando ho ricordi, e per anni ho trovato nella barca a vela la situazione ideale in cui Acqua e Aria mi circondavano totalmente, e incrociando per il Mediterraneo sognavo la traversata atlantica.
Ho comprato un vecchio nove metri a chiglia lunga, adatto all’impresa; l’ho restaurato e preparato.
Ma non ero pronto io, o non era storia, così Salima si è arenata su queste colline liguri: la Terra aveva vinto, dovevo mettere radici.

Abbandonare la propria storia personale è un’indicazione importante, certamente un obiettivo: non identificarsi con quel che si vede di sè è lasciarla andare poco alla volta.
Tocca abituarsi a farlo, come atteggiamento che diviene spontaneo per ripetizione, che insegna al corpo.
È ciò che è necessario fare quando ci si ammala: d’altro canto, si comincia a guarire solo dopo che ci si è ammalati.

 

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano. 

By |2020-01-18T10:14:13+00:00gennaio 18th, 2020|Blog|1 Comment

About the Author:

One Comment

  1. Gabriella gennaio 18, 2020 at 5:32 pm - Reply

    …l’uno o l’altro che importa?! Entrambi si appartengono e si compenetrano.Sono lo stesso Essere…Qualcuno dice che la malattia sia già un principio di guarigione…un cammino dove si impara a fare spazio ad altro da sé. Le tue parole mi incoraggiano e mi spingono innanzi.Grazie…

Leave A Comment