27 settembre 2019 Questa casa è la mia caverna

Buongiorno.

Rendo onore al luogo in cui vivo.

 

12 febbraio 2018.

É la seconda volta che torno a casa dopo un mese in foresta e di nuovo mi ritrovo in una disposizione d’animo che mi piace assai.

La saturazione è strumento potente: continuare a vivere situazioni che spostino il punto d’unione, creare momenti di silenzio interiore, far entrare in luoghi non accessibili alla mente informazioni e immagini che dilaghino in anfratti della psiche sconosciuti, stupirsi di fronte all’ignoto, sono atteggiamenti portatori di vita: la chiave per accedervi è rappresentata da momenti di sospensione dell’ego, e dall’intento di osservazione di sè, che ne è il presupposto.

Il seguire il flusso delle cose non è per nulla attività passiva: richiede lo stare all’erta ed il prendere veloci decisioni, indipendentemente da quanto accade.
Seguire il flusso delle cose significa sintonizzarsi sull’Astratto, tendere a considerare quanto succede   espressione di un’intelligenza, instaurare un dialogo con essa, quindi è quanto di meno passivo esista: spesso scambiamo l’agire con il ripetere ciò che già abbiamo, in passato, agito.
L’azione, per essere atto di potere, non può nascere da abitudine o inerzia, bensì da una elaborazione, simultanea e creativa, di quel che ci si trova di fronte: molto sfugge ad una mente piena di sè.

Questa casa è la mia caverna.
L’ho costruita, reso abitabile un vecchio rudere; qui la mia famiglia è cresciuta, ha stabilito una storia.
In questo salone, che ha visto anche la nascita di una bimba, si sono avvicendati risa e pianti, momenti di luce e di buio; attorno ad esso si sono visti incendi, allagamenti, energie di ogni tipo; ci sono state unioni e separazioni, comprensioni, momenti di pace e di bellezza, periodi di sconforto.
Gente viene a curarsi, a divertirsi.
La casa stessa è un’entità, ormai, che reagisce a quel che sente, che spesso dà indicazioni, e rispecchia cosa sta succedendo e cosa si dovrebbe vedere.
Il bosco attorno vive di animali e piante che non finisco mai di conoscere, e sono pigro, in questo.
Il sole all’alba illumina da lontano le cime degli alberi, l’orizzonte è vasto, ed è sempre un’emozione aspettare il punto esatto in cui apparirà il primo saltellante frammento arancio, che pulsa per la lontananza e si lascia guardare, perchè ancora filtrato dall’aria.
Questa casa è la mia caverna, e devo renderle onore, esserle adeguato.

È sensibile: quando è arrivata l’ayahuasca ha reagito, c’è stato un incendio, ed abbiamo dovuto ricostruire il camino, dentro e fuori, ed ora è più adeguato.
Quando ci sono energie che vibrano dissonanti, presenta sempre un problema pratico da risolvere: a volte riguarda l’acqua, a volte il fuoco o la terra stessa; il vento gioca fra i comignoli, scende dal camino e affumica locali, chiedendo di respirare, di spostare l’attenzione.
Due volte l’alluvione l’ha colpita: aveva bisogno di essere protetta meglio, e che si rinforzassero ripe.
In un luogo riparato sono sepolti gli animali che han vissuto con noi, come a prolungare la contiguità, e cristalli sono stati interrati da amici in luoghi che non conosco, a porre intorno intento di protezione.
Ha visto capanne sudatorie, l’arrivo dei cavalli, ha accolto il lavoro di molti, che qui sono venuti a portare il loro contributo, a volte scavando, costruendo, a volte sotto forma di denaro.
Ha ospitato sotto il suo tetto uomini e donne di medicina, e uomini e donne e bambini in cerca della propria, di medicina.
Poco lontano, in una piana ombreggiata, è sepolta la placenta di mia figlia e quelle di altri bimbi e bimbe.

Ora la liana è qui, ci mettiamo in contatto con la grotta nella foresta, e con lo spirito che ha seguito e guidato quest’incontro, avvenuto nonostante i diecimila chilometri di distanza e la nebbia nella quale ci siamo mossi.
Ho portato in questo luogo qualcosa, muovendomi non diversamente da come in fondo ho sempre fatto, che  troverà il suo spazio, il suo modo di essere, potrà dialogare con quel che già esiste, con il suo speciale nutrimento ed insegnamento.
Ho portato qualcosa che prima di entrare qui è entrata nella mia vita.

Vado, ascolto, cerco di sentire e di sentirmi, faccio esperienza: se considero buono quel che mi entra, riporto a chi amo, porto a casa, perchè intravedo quanta bellezza potrebbe risultare da un mettere insieme, da un condividere, dall’andare, con più occhi, più mani e più cuori, verso la guarigione.

Meno mi importa di aver ragione e più mi rendo conto di vederci bene.

 

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2019-10-17T08:42:33+00:00settembre 27th, 2019|Blog|0 Comments

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