8 ottobre 2019    Un ulteriore gradino

Buongiorno.

Il 17 dovremmo partire, e in Ecuador persiste una situazione difficile.
Le notizie che arrivano, da fonti ufficiali e direttamente da amici, non  sono tranquillizzanti.
Vi passo il diario dei giorni di marzo attorno alla comparsa della nuova sfida, in attesa della successiva.

15 marzo 2018.

Ieri sera ha tomato Bianca, e io l’assistevo, insieme ad Antonella: è stato bello.

C’è una progressione, nel rapporto con la liana, e la stiamo esplorando; inizio a considerare fattibile una interazione, e ancora non so in che forma.   Tuttavia, dalla sensazione sempre più presente di avere a che fare con una intelligenza sto passando al desiderio di interagire.
Credo che abbia a che fare con qualcosa di intimo ed antico: ho davanti altro dalle alternative.

E’ in seguito risultato chiaro per entrambi quanto la limpia sia in grado di spostare, e quanto sia importante il contatto.   Per ora abbiamo a disposizione il bene che ci vogliamo e l’attenzione reciproca, forse in futuro sarà l’ayahuasca stessa a fornirci strumenti.

E sembra proprio che i fosfeni possano essere una delle chiavi di entrata; li ho usati come àncora per non sprofondare nei rumori di fondo, tanto antichi che avevano finito col far parte dell’arredamento.
Si può agire sui fosfeni: fermarli, modificarli, oppure seguirli a vedere dove ti portano; a volte esplodono in colori, o forme, o in immagini che fanno partire fili di sensazioni conseguenti; a volte si riescono ad aumentare, a farli diventare sorgenti di luce interiore, e ogni volta ne scaturisce un qualcosa che potrebbe assomigliare al dialogo interiore, ma che non è circolare, non si avvolge su se stesso, va da qualche parte.

24 marzo.

Tre sere fa ho tomato.
Avevo una sorta di appuntamento con la liana: avremmo dovuto, secondo un tortuoso e silenzioso passaggio della mia mente, proseguire con la visione del corpo aperto, o del felino che mi stava divorando.
Non è stato nulla di tutto ciò: nessuna immagine, nessun filmato che scorre, neppure fosfeni che aprono porte, solo ed unicamente, per tutto il tempo, sensazioni fisiche a fiumi, e un muro grigio di fronte agli occhi.   
Unica immagine netta e veloce, all’inizio, un quadro in bianco e nero, in 3D, che a sfocare gli occhi vedi cose, uno scarno paesaggio puntinato in cui è apparso un serpente che stava strisciando da destra a sinistra, mezzo nascosto da grandi foglie, anch’esse senza colori.   

È la prima volta in assoluto che vedo serpenti sotto ayahuasca: tutti sembrano vederli, tutti raccontano di serpenti che arrivano, entrano, escono e fanno mirabilia.

L’impatto fisico è stato notevole, ho messo ore a riprendermi, ma il giorno dopo stavo meglio, più allegro, più forte, ed era tanto tempo che non risentivo questa specifica sensazione.  

Stamani ho avuto uno sgambetto feroce: il dolore di ieri ha preso forma, ed avevo una mezza albicocca che sporgeva dal mio inguine sinistro, riportandomi a quando era uscita un’ernia inguinale sulla destra che aveva segnato l’inizio di questa via crucis.
Lo sconforto è stato così grande che mi sono spostato e l’ho lasciato passare: avrò il tempo di guardarlo.
Davvero mi ha tirato via il tappeto da sotto i piedi.
Ora andrò a verificare, a farmi vedere.
Mi serve una diagnosi tecnica, anche se l’ho già fatta, e un osteopata giovane e con il genio negli occhi.

Oppure è davvero il declino: oggi mia figlia mi ha detto: ‘allora vado io da Gorman e ti porto il kambo’.
L’avevo pensata anch’io, stamani, e mi aveva reso triste, anche se, razionalmente, è una buona possibilità da prendere in considerazione: ma dove va il mio sogno, dove sono io, mentre si realizza?
Devo prendere in considerazione, infine, un’immagine di me che mi vedrà fermo definitivamente in breve tempo?   Fra quanto diventerà vera, non ci si potrà non credere?
Non sono, non siamo ancora lì, ma in alcuni momenti ci sono molto vicino.

Ho bisogno del mio corpo, che allo stesso tempo non può più accompagnarmi.
La testa dice di andar oltre, e fornisce supporti di ogni genere, filosofici, di prospettiva, di intento da trovare, e via dicendo.   
Il cuore soffre, si rattrista; lo spirito cerca di guardare attraverso la nebbia che lo avvolge.
Io non so che fare, dove dirigere la mia attenzione, non ho immagini di futuri possibili, solo sto scivolando dentro un’ombra scura.

Mi ribello all’idea di infilarmi in una parte, di accettarla senza più combattere, ma il corpo si sta fermando, e lo fa in maniera dolorosa: come si fa ad accettarlo?

 

Domani terminerò di mandarvi le pagine dei giorni subito prima della comparsa del secondo gradino.

Questa ricapitolazione fatta giorno per giorno sta davvero portando regali insperati: sto avvertendo un cambiamento in corso che finora si manifesta nella diminuita consistenza dei desideri che hanno a che fare con il corpo, ma che si sta anche ponendo come uno scialle sulle spalle, a proteggere e isolare.

 

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2019-10-23T16:12:14+00:00ottobre 23rd, 2019|Blog|0 Comments

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