La Leggenda di Orione – I° parte

Buongiorno.

Questa favola mi è stata raccontata molti anni fa.

La riporto perchè è bella, e presenta una soluzione ad un problema insormontabile, come spesso appaiono i problemi.

La riporto anche perchè l’ho risentita, quasi uguale, in luoghi lontani, anche a sud dell’equatore: bisogna sapere che la Costellazione di Orione è una delle poche che appaiono sia nell’emisfero australe che in quello boreale, dato che ha un tragitto ad onda su e giù dall’orizzonte, e ciò fa sì che si possa vedere quasi in tutto il mondo, evidentemente ispirando ovunque immagini simili.

La riporto perchè, infine, è una favola che ho raccontato spesso ai bimbi, nei raduni estivi quando si dormiva nei tipi e nelle tende ed il buio non arrivava mai e le giornate erano state lunghe e dense e divertenti e piene di immagini, e c’era bisogno di lasciar andare: alcuni di loro, pur avendola sentita molte volte, non si annoiavano nel riascoltarla, ed anche gli adulti presenti si mettevano comodi e chiudevano gli occhi.

In questa versione, è tratta da “Topo che Salta e altre favole”.

Eccola.

LA LEGGENDA DI ORIONE. Prima parte.

C’era una volta un’isola, che aveva il nome di Isola Felice.

Era un luogo meraviglioso: le acque dei fiumi e dei torrenti erano limpide e fresche, e molti pesci colorati vi nuotavano; la terra era fertile ed ogni cosa vi cresceva con pochissima fatica e quasi senza sforzo da parte di chi la lavorasse.

Gli alberi regalavano frutti in abbondanza: ogni stagione aveva i suoi, e non vi era null’altro da fare che raccoglierli; il legname parimenti era abbondante, e gli artigiani abilissimi a creare ogni cosa utile, ed anche oggetti che ispiravano Bellezza.

Ognuno aveva un sacco di tempo a disposizione per stare con gli amici, giocare, divertirsi, fare il lavoro che maggiormente risuonava con i propri desideri, e per prendersi cura di sè e degli altri.

Il mare attorno era pescoso, caldo ed accogliente; il cielo era pieno di uccelli di ogni colore e forma, e sempre si fermavano stormi di migratori, a riposarsi ed a godere di quel posto così meraviglioso.

Su quest’isola regnava un re, e Betelgeuse era il suo nome.

Il Re aveva una bellissima moglie, di cui era perdutamente innamorato, e tre figli, i cui nomi erano Mintaca, Almilan e Almitac.

Il grande segreto dell’isola stava nel fatto che era intimamente legata al cuore del Re: la felicità che Betelgeuse provava era tanta ed il suo cuore così grande che ogni cosa ne traeva beneficio, e tutto prosperava e cresceva e ne veniva illuminato.

Ma un brutto giorno la regina morì.

Tuttto il Popolo ne fu profondamente turbato, ed il Re sconvolto: il suo cuore prese a battere più lentamente e la tristezza entrò in lui, per non più uscirne.

A nulla valse la vicinanza dei tre figli, nè l’affetto della sua gente: le giornate del Re divennero vuote come i suoi occhi.

A poco a poco ogni cosa venne pervasa da questa grande tristezza: le piante non davano più così tanti frutti, ed il mare era spesso in tempesta; la terra divenne avara e dura da lavorare, e le persone stesse non riuscivano più a trovare da divertirsi come prima; gli animali si aggiravano malinconici e cavalli e cervi non si rincorrevano più nei boschi. Anche gli uccelli sembravano aver quasi cessato i loro canti, e i migratori non si fecero più vedere.

Gli Dei avevano sempre guardato di buon occhio l’Isola Felice ed i suoi abitanti, e volentieri avevano loro concesso favori, così Eolo, dio dei Venti, vedendo quel che stava succedendo, si preoccupò ed andò in giro per il Grande Mondo in cerca di una soluzione.

Bisogna sapere che, nei lontani mari, viveva un altro popolo, chiamato il Popolo degli Zingari del Mare.

Era uno strano popolo: abitavano grandi barche a vele quadre, e su di esse nascevano e morivano, allevavano i figli, coltivavano piante e verdure e non scendevano mai a terra, se non per rifornirsi di acqua, e di qualche genere di cibo che non potevano procurarsi in altro modo.

Non si fermavano mai in un posto più del tempo necessario, ed erano felici solo quando le prue delle loro navi solcavano le onde, sospinti dal vento e dalla voglia di andare.

Sul Popolo degli Zingari del Mare regnava una bellissima regina, il cui nome era Rigel.

Aveva lunghi capelli neri, ed il viso abbronzato di chi sempre riceve con gioia sole, vento e pioggia.

Eolo era, naturalmente, il protettor di questo popolo, che viaggiava grazie a lui, e pensò di dirigere i Venti, sui aiutanti, in modo tale da portare il Popolo degli Zingari nei pressi dell’Isola Felice.

E così accadde.

Un giorno, proprio quando le scorte di acqua stavano esaurendosi, e gli Zingari cercavano una terra alla quale rifornirsi, apparve davanti alla flotta l’isola di Betelgeuse.

Le imbarcazioni, numerosissime, gettarono l’ancora nella grande baia di fronte alla Città del Re e una delegazione scese a terra, a portare regali e a chiedere ospitalità ed il permesso di rifornirsi di acqua.

Betelgeuse, anche nel suo stato di abbattimento, era pur sempre un grande re, e fece onore agli ospiti: concesse tutti i permessi desiderati ed organizzò un banchetto al quale invitò la Regina.

Nonostante le condizioni del reame, il banchetto divenne un evento: cibi e bevande furono portati da ogni parte dell’isola, vennero rispolverati gli strumenti musicali e addobbata una grande sala del palazzo.

Infine, la sera convenuta, Rigel scese dalla sua nave ed entrò nel palazzo del Re.

Appena la bellissima regina entrò nella sala…

Ahimè, tagliamo a metà la favola, troppo lunga, ed i bambini protestano, quando si fa così…

Ma la prossima volta la terminiamo, promesso.

Per oggi non parliamo della Ruota di Medicina: godiamoci la favola, e va bene così.

Che Bellezza sia sempre intorno.

Adriano.

By |2022-02-24T17:32:19+00:00febbraio 24th, 2022|Favole attorno al fuoco|0 Comments

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